Ucina, Albertoni: "Pronti ad ammainare la bandiera italiana, o si riparte o si affonda" - Genova 24
Economia

Ucina, Albertoni: “Pronti ad ammainare la bandiera italiana, o si riparte o si affonda”

Genova. Se la scorsa edizione del Salone Nautico Internazionale aveva battuto con orgoglio la bandiera italiana, per sottolineare un forte senso di appartenenza in un momento di crisi, quest’anno il comparto nautico nazionale pare sia pronto ad ammainare il Tricolore, sostituendolo con un’altra bandiera.

“Quest’anno battiamo la bandiera della speranza, forse l’ultima, questo potrebbe essere l’ultimo salone nautico per le nostre aziende se il mercato nazionale si contrae ancora di più, le risorse sempre più limitate che le nostre aziende hanno non potranno più essere investite per saloni in talia, quindi nemmeno per il nostro salone di Genova”.

Queste le parole dure del presidente Ucina, Anton Francesco Albertoni, questa mattina in Camera di Commercio alla presentazione dell’edizione numero 52 del salone.

Tantissime aziende del comparto costrette a chiudere, tante altre che non hanno trovato risorse per partecipare a questa edizione del salone e 20 mila posti di lavoro persi.

“Ma devo anche mettere in evidenza 900 aziende che comunque saranno presenti, con tanta voglia di sfida in questo momento storicamente negativo – dice Albertoni che annuncia anche la mancata partecipazione degli imprenditori alla cerimonia inaugurale.

“Una posizione forte da parte di tutti noi, da parte della nostra associazione e delle aziende presenti al salone che quest’anno diserteranno, per la prima volta in 52 edizioni, la cerimonia inaugurale – afferma Albertoni – l’industria non sarà all’alzabandiera, abbiamo mandato ieri sera una lettera al presidente del Consiglio Monti, aspettiamo il viceministro Ciaccia all’inaugurazione per un confronto tecnico, sulle tematiche che riguardano il comparto che ci aspettiamo sia chiaro e trasparente”.

Intanto le barche scappano all’estero: più di 30 mila barche hanno disertato i porti turistici italiani, barche che davano un contributo all’economia dei territori circostanti sono state disperse nel mediteranneo, tra Montenegro, Corsica, Croazia, Costa Azzurra, “porti che sono diventanti facili per le imbarcazioni – commenta Albertoni – mentre qui, una burocrazia così spinta e tutte le mancanze denunciate, per anni, dal nostro comparto e risposte mai arrivate hanno portato i diportisti stufi a decidere di spostare la meta delle loro vacanze e del loro tempo libero. Con loro se ne sono andati anche i soldi che investono”.