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Tensione sociale e terrorismo: il Procuratore capo e Roberto Adinolfi davanti a 200 studenti foto

Genova. “Tensione sociale e strategia della tensione: gli errori che i giovani non devono ripetere”. E’ questo il titolo del convegno, che ha visto l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, il procuratore capo Michele Di Lecce e molti altri personaggi davanti a 200 studenti delle scuole superiori.

“Ho rianalizzato gli anni ’70, che sono stati importanti per la nostra storia recente. Dovremmo cercare di fare tesoro del meglio che quegli anni e quei movimenti hanno avuto – così ha esordito il Procuratore capo della Repubblica di Genova, Michele Di Lecce – In queste lotte, prima che diventassero armate, di aspetti positivi ce ne sono stati molti”.

Secondo il Procuratore, il punto focale è quello della difesa delle proprie idee, della capacità di sostenere le proprie posizioni in un confronto democratico. “Anche con forme di contestazione, ovviamente non violente, utilizzando strumenti di un sistema democratico – ha proseguito – In presenza di episodi di violenza gratuita, ad esempio negli ambienti studenteschi, spesso c’è un atteggiamento di chi non partecipa, ma si allontana per non rimanere coinvolto. Questa è la strada che porta al sopravvento della violenza”.

“Voi che sarete la classe dirigente del Paese dovete cercare di trovare il rispetto delle regole in un quadro di democrazia e convivenza sociale. Rispetto delle piccole regole per riaffermare il valore dei diritti di tutti, anche di chi non è d’accordo con noi. Va superato il concetto dell’egoismo, che è la distruzione dell’essere sociale e del Paese – ha concluso – Anche in una situazione politica, economica e sociale grave come questa, le giuste rivendicazioni possono e devono trovare il loro spazio senza lasciare possibilità di ingresso a facili scorciatoie verso la violenza che non portano da nessuna parte”.

Non è mancata la testimonianza toccante dei figli di chi è stato bersaglio delle Brigate Rosse, da Lorenzo Cuocolo, figlio del professore Fausto Cuocolo, a Massimo Coco, figlio di Francesco Coco, il procuratore generale presso la Corte d’appello di Genova che fu assassinato dalle Brigate Rosse nel 1976, nel corso del processo contro degli esponenti del nucleo terrorista.

Per tornare in tempi più recenti, invece, è stata ascoltata con grande interesse la testimonianza di Roberto Adinolfi, ad di Ansaldo Nucleare, gambizzato per mano di due anarchici informali, durante lo scorso 7 maggio a Genova.

“Penso di essere un uomo fortunato, ma non perché me la sono cavata con qualche cicatrice, bensì per la vita che ho avuto e le persone che mi sono state sempre accanto – ha spiegato – Sono cresciuto a Salerno, in una città piccola ma piena di stimoli. La matematica e la fisica erano le mie grandi passioni, così a 18 anni ho deciso di andare a Milano a studiare ingegneria nucleare, poi mi sono trasferito a Genova, dove ho incontrato mia moglie, con cui abbiamo cresciuto tre figli. Il mio lavoro consiste nel portare le competenze dell’azienda dove sono richieste e nel fare questo abbiamo offerto nuove opportunità di lavoro a cento giovani”.

“E’ per tutto questo che mi considero fortunato e non è una pallottola in una gamba che può cambiare questa realtà, come forse pensa chi mi ha sparato – ha proseguito – Queste persone antepongono il loro credo alle idee degli altri e fanno analisi sommarie, tipiche di chi vuole affermare un principio e ignora l’altra faccia. Chi ha colpito me ha detto che voleva ‘colpire il binomio scienza-tecnologia, che non sarà mai al servizio dell’umanità’. Ma come si può ignorare tutto quello che scienza e tecnologia hanno fatto? E’ l’uso che ne fa l’uomo ad essere sbagliato in alcune circostanze”.

L’ad di Ansaldo Nuclea ha concluso dicendo che: “Il terrorista si rifiuta di considerare che dietro al bersaglio che ha scelto c’è un uomo, anzi più di uno. Come si può giudicare a prescindere dalla loro storia? – ha concluso – E’ vero che ci sono pensieri che non trovano la forma giusta per esprimersi, ma la soluzione non è il terrorismo”.

Il sindaco di Genova, Marco Doria non era presente perché impegnato a Bologna al convegno nazionale dell’Anci, ma è voluto intervenire comunque con un video messaggio. Dopo un excursus sugli anni del terrorismo, ha parlato della situazione attuale.

“Si sta vivendo una situazione di disagio sociale, ma dobbiamo partire dal fatto che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, quindi esistono enti democratici in cui tutti i cittadini possono esprimersi – spiega – per questo è necessario il rifiuto ferreo di qualsiasi forma di violenza, anche nella manifestazioni di strada, che devono essere pacifiche e il rifiuto di annullare le persone riducendole a simboli di qualcosa che poi spesso non sono. Questa è la lezione che dobbiamo acquisire dalla lettura della nostra storia degli anni degli anni ’70”.