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Settore abitativo, Sicet e Cisl chiedono confronto con le parti sociali

Regione. A novembre in consiglio regionale si discuterà la modifica della legge n° 38 del 2007 che regola l’organizzazione dell’intervento nel settore abitativo.

“Questa modifica rischia di svilire ulteriormente l’apporto dell’edilizia a canone sociale, quella a favore delle fasce svantaggiate” afferma Stefano Salvetti del Sicet, sindacato inquilini casa e territorio.

“Non essendo più in presenza di piani di investimento di edilizia pubblica – sostiene Salvetti – gli unici e limitati interventi sono, con risultati modesti, gli inserimenti in interventi residenziali e quelli di distretti di trasformazione”.

La modifica comprimerebbe l’inserimento di edilizia residenziale pubblica al tetto massimo del 10%, con possibilità per i comuni di ridurre ulteriormente la percentuale, e renderebbe facoltativa l’adozione della variante urbanistica al Puc, necessaria poiché interviene sul complesso delle norme che regolano lo sviluppo residenziale, il valore dei suoli e le rendite finanziarie.

Se i comuni non fanno la variante e l’intervento non viene realizzato, gli stessi comuni non possono poi incamerarne la monetizzazione, che andrebbe alla regione. Non solo: se si realizza edilizia convenzionata sparisce la quota di edilizia residenziale pubblica, una convenzionata a cui non vengono posti limiti redittuali dei beneficiari.

“Chiediamo – dice Salvetti – che queste variazioni non vengano accolte dal consiglio regionale e che si apra un confronto con le rappresentanze sindacali per traguardare una vera politica abitativa che vada verso l’implementazione della casa in locazione, con particolare riferimento a quella a canone sociale, poiché in futuro i redditi da lavoro o pensione saranno talmente marginali che non potranno consentire l’acquisto di casa o stare sul mercato del libero dell’affitto”.

La Filca Cisl solidarizza con i problemi sollevati dal Sicet e ritiene opportuno che sul piano casa si pervenga all’adozione del “protocollo di legalità Merlino” (documento adottato da Comune di Merlino, prefettura di Lodi e parti sociali che ha l’obiettivo di combattere le infiltrazioni della criminalità organizzata attraverso la tracciabilità delle imprese, forniture e pagamenti), in quanto proprio su lavori privati si annida maggiormente lavoro nero, infiltrazioni mafiose ed evasione fiscale.