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Cronaca

Naufragio Concordia, la compagnia ha partecipato alle decisioni di bordo, presunto filo diretto tra Schettino e unità di crisi

Grosseto. Una volta venuta a conoscenza dell’incidente al Giglio, la Costa Crociere non solo non si è “tempestivamente messa a disposizione delle autorità competenti”, ma avrebbe anche partecipato “attivamente alle decisioni prese a bordo”.

L’accusa, già in parte emersa dalla perizia disposta dal Gip di Grosseto, è contenuta nella relazione conclusiva dell’inchiesta sommaria delle Capitanerie di Porto di Livorno, consegnata ai magistrati lo scorso 8 ottobre.

Il documento contiene rilievi ben più pesanti alla società rispetto a quello dei periti del Gip e chiama in causa fortemente il ruolo del direttore dell’unità di crisi di Costa, Roberto Ferrarini e del vice presidente della compagnia Manfred Ursprunger.

Secondo l’inchiesta delle Capitanerie, infatti, l’unità di crisi della Costa ha comunicato alle autorità quanto era avvenuto 51 minuti dopo l’impatto della nave con gli scogli, contravvenendo così a quanto previsto dall’articolo 19 del decreto legislativo 196/2005.

E questo nonostante fosse chiaro alla società la situazione “estremamente grave a bordo”. Ma non solo: “anche nel momento in cui vi è un contatto la situazione riportata non è in linea con quanto riferito dal comandante della nave”.

Quanto a Ferrarini e Ursprunger, l’inchiesta delle Capitanerie sostiene che dalle loro dichiarazioni ai magistrati emerge che “gli stessi non sono consapevoli delle reali funzioni del comitato del quale fanno parte”.

E dunque “appare evidente che non forniscono alcun concreto elemento di supporto a bordo di natura tecnica e gestionale, determinando in tal modo la mancata funzione di supporto decisionale, al comandante della nave, che il comitato di crisi è chiamato a svolgere”.

In compenso però, scrive la Capitaneria, Ferrarini contribuisce alle decisioni che vengono prese quella notte: “sembrerebbe avere un filo diretto con il comandante della nave, partecipando attivamente alle decisioni prese a bordo” e questo “non sembra coerente con quanto da lui dichiarato”.

Dunque, conclude la relazione, “la Compagnia, in seguito alle comunicazioni intercorse con la nave, è a conoscenza che la situazione di pericolo a bordo non è stata correttamente riportata alle autorità e nonostante questo la stessa compagnia non si attiva per correggere le informazioni fornite. Alle 22.07 (21 minuti dopo l’incidente) la Compagnia è a conoscenza che le informazioni fornite alla Capitaneria di Civitavecchia non sono corrette e alle 22.26 è a conoscenza che la nave non ha chiesto ancora nessun aiuto ma non si attiva”.