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Lincoln Electric, i lavoratori contro la smobilitazione: “Non devono toccare nulla finché non mettono nero su bianco la loro offerta”

Genova. Oggi in Regione i lavoratori della Lincoln Electric, accompagnati dal sindaco di Serra Riccò Andrea Torre, sono stati ricevuti dall’assessore regionale al Lavoro Enrico Vesco, dall’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova Francesco Oddone.

“Abbiamo esposto all’assessore la nostra situazione – spiega Paolo Bassafontana – fornendogli tutti i documenti che dimostrano come la Lincoln non sia affatto un’azienda in crisi, ma voglia delocalizzare in Polonia unicamente per ragioni di profitto. Lui è rimasto molto colpito perché è la prima volta che un’azienda con un profitto vuole andare via”.

Vesco e Oddone hanno infatti chiesto un incontro immediato con i vertici della multinazionale Lincoln Electric per dire no alla chiusura del sito produttivo di Genova Serra Riccò.

“Non vi è nessuna motivazione alla chiusura del sito e alla sua delocalizzazione – hanno fatto sapere Vesco e Oddone in una nota – perché non vi è sentore di crisi produttiva, né di diminuzione dei carichi di lavoro. Al contrario i bilanci appaiono solidi e a luglio vi è stato addirittura un record nella sede genovese di circa 3000 saldatrici assemblate e pertanto non si capiscono le motivazione di una fuga in Polonia, se non per incrementare i profitti”.

Intanto ieri presso la sede della Lincoln, mentre si svolgeva l’assemblea dei lavoratori indetta per valutare le proposte fatte dall’azienda la scorsa settimana (un anno di cassa integrazione a partire da dicembre 2012 e sei mensilità di buonuscita per chi decide di andarsene), c’è stata un’amara sorpresa: “Mentre eravamo in assemblea – raccontano i lavoratori – abbiamo visto un paio di ingegneri girare intorno ai macchinari della linea 1. Non volevamo crederci ma era così, così abbiamo chiamato immediatamente insieme la dirigenza della Lincloln che si è un po’ scusata e ha detto che questa settimana la linea 1 non verrà spostata, ma che l’intenzione resta comunque quella. La nostra invece è di mantenere il posto di lavoro, se non ci riusciremo, comunque prima che venga spostato alcunché, vogliamo che mettano nero su bianco le lor proposte”.

Per questo ieri fino a tarda serata i lavoratori hanno presidiato lo stabilimento e seguono con attenzione andirivieni sospetti intorno ai macchinari.

Domani alle 15 intanto nuovo appuntamento in Confindustria tra azienda e sindacati, cui ne seguirà un ennesimo venerdì mattina: “Quello di ieri pomeriggio non era previsto – spiega Bassafontana – ma è stato inserito dopo quello che è accaduto ieri”.

Tra i lavoratori presenti oggi all’incontro in Regione molti arrivavano dal savonese. Oltre a Paolo Bassafontana, anche Cristiano arriva da Varazze: “Dal 2002 faccio il pendolare ogni giorno, da Varazze, e ora non so cosa farò”. il fratello di Cristiano, Guido, che lavora al magazzino spedizioni il pendolare da Varazze lo fa dal 1995: “Ora le prospettive sono nebulose. Rispetto al mantenimento del posto di lavoro ci sono poche speranze, e anche la ricollocazione, vista la situazione di crisi del comparto in Liguria”.

Mentre la Lincoln Eletric si appresta a chiudere, anche in provincia di Savona (da cui proviene la metà dei dipendenti del reparto produttivo della multinazionale) altre due aziende del settore sono in crisi con il rischio che una produzione che ha visto la nostra Regione eccellere, scompaia del tutto: “Ad Albissola c’è la Ep System – racconta Bassafontana che fra l’altro arriva da Varazze – che è in difficoltà e sappiamo che anche la SL di Celle ligure che è in crisi. In questo settore la Lincoln è andata avanti bene sopratutto grazie a una rete commerciale che le permette di vendere all’estero il 90% di quello che produciamo. Vedremo più avanti se si aprirà una possibilità di ricostruire qualcosa tutti insieme, ripartendo magari proprio dalla Liguria”.

Con “i savonesi” oggi all’incontro c’erano anche due ex dipendenti della Cartiera di Serra Riccò, il cui capannone era stato acquistato 10 anni fa dalla Lincoln, ed erano stati assunti da quest’ultima “Dopo 10 anni la situazione ci ritroviamo daccapo con uno stabilimento che chiude e un futuro incerto” dicono.

Se per tutti la speranza di mantenere il posto si fa sempre più esile, resta per i lavoratori il sogno di poter continuare a fare quello che sanno fare bene, che potrebbe diventare realtà se si trovasse qualche imprenditore illuminato che abbia voglia di investire su un territorio, troppo spesso considerato “usa e getta” dalle grandi multinazionali, come i recenti casi di Lactalis e Lincoln hanno abbondantemente dimostrato.