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Imu, il Comune di Genova rinuncia a 2 mln di euro: riduzioni per comodati, piccole imprese e sociale

Genova. Il Comune di Genova ha deciso di rinunciare a 2 milioni di euro derivanti dall’Imu per agevolare le piccole imprese, il sociale e i comodati d’uso tra parenti stretti.

La riduzione di un punto, infatti, è prevista sugli immobili strumentali (piccole imprese) e sulle case in comodato d’uso tra parenti stretti che non abbiano altri immobili di proprietaà. La riduzione di mezzo punto, invece, è prevista per gli immobili di Arte e cooperative sociali.

“Oggi, a conclusione di un lungo percorso iniziato a giugno in sede di approvazione del bilancio di previsione, col quale l’amministrazione si era presa l’impegno di rivedere, se possibile, le aliquote Imu, entro i termini di proroga previsti – spiega l’assessore alle Finanze del Comune di Genova, Francesco Miceli – abbiamo adottato una delibera di giunta che adotta queste decisioni: viene ridotta di un punto millesimale, quindi passa da 10,6 a 9,6 l’Imu per i proprietari di immobili dati in comodato a parenti di primo grado, nel caso in cui il proprietario dell’immobile non possieda altri immobili e viene ridotta sempre da 10,6 a 9,6 l’aliquota per gli immobili strumentali condotti direttamente dal proprietario, come negozi, imprese artigiane”.

Viene inoltre ridotto di 0,5 punti millesimali, quindi passa da 7,6 a 7,1 l’aliquota dell’Imu gravante sugli immobili posseduti da Arte e dalle cooperative dati in housing nel sociale.

Non viene considerato per il momento la possibilità di riduzione dell’aliquota su quell’ultima fattispecie, che era emersa nel corso degli incontri tra Comune e con rappresentanti associazioni, quella riguardante gli immobili dati dai proprietari in regime di locazione concordata e non a libero mercato.

“Questo per motivi di esigenze di bilancio – sostiene Miceli – non c’era più capienza in quanto le altre riduzioni per parenti stretti e sociale assorbono interamente i 2 milioni di euro, ammontare risorse che il Comune ha potuto mettere a disposizione, ritienendo di mantenere l’equilibrio di bilancio con un rischio ragionevole”.

Per quel tipo di immobili, dati con locazione concordata, il Comune di Genova aveva già adottato una delibera base dell’aliquota a 7,6 e non 10,6 come sarebbe stato naturale in relazione agli aumenti deliberati dall’amministrazione.

“Assolutamente legittime le richieste fatte dai rappresentanti – sostiene Miceli – ma le condizioni non ce lo consentono, con le poche risorse a disposizione vogliamo dare un segnale al mondo della piccola impresa, del piccolo commercio, siamo in un momento di forte crisi e vogliamo dare un segnale, più politico che concreto”.

“Per il momento cerchiamo di rimediare a quella che consideriamo una iniquità, per il comodato il vecchio regime Ici prevedeva l’esonero, adesso vengono considerate seconde case e quindi passano da tassazione zero a 10,6. Nel caso da noi considerato, quello del primo immobile dato in comodato, per esempio al figlio, qui siamo in presenza della prima casa tassata a 10,6 e vogliamo dare un segnale in questo senso” sostiene l’assessore, che rassicura: “se la normativa sull’Imu e la ripartizione del gettito faranno diventare più municipale l’Imu e se la situazione in cui ci troveremo con il bilancio 2013 ce lo permetterà, speriamo di poter trovare una soluzione per l’anno prossimo”.