Grandi navi veloci, a rischio centinaia posti di lavoro: a Genova "tremano" in 200 - Genova 24
Economia

Grandi navi veloci, a rischio centinaia posti di lavoro: a Genova “tremano” in 200

porto di genova

Genova. Arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia che la compagnia di navigazione Gnv, controllata dall’armatore Gianluigi Aponte, avrebbe prospettato ai sindacati la possibilità di mettere in atto circa 600 esuberi, in pratica oltre la metà dei suoi dipendenti. Solo a Genova, dove i lavoratori sono circa 200, a rischiare il posto potrebbero essere decine di persone.

I numeri e le intenzioni dell’azienda saranno rese note ufficialmente nell’incontro che si terrà a Roma tra i vertici di Gnv e le associazioni sindacali il prossimo 16 ottobre, ma la preoccupazione dei lavoratori rimane alta. Già a maggio, in realtà, appena approvato il bilancio, l’azienda con una lettera ai sindacati aveva prospettato 350 esuberi, oltre alla vendita di due due navi della flotta, alla chiusura di due linee nazionali e al cambio di bandiera da italiana a straniera, se non si fosse trovato un accordo sindacale per far fronte alla crisi.

Ma i lavoratori non ci stanno: “Se è vero che sulla Sardegna qualche problema c’è, è altrettanto vero che le altre tratte vanno benissimo, da quella di Palermo alle rotte verso il Nord Africa”. “Di lavoro ne abbiamo fin troppo – dicono – e questo proprio non ce lo aspettavamo”.

La compagnia ha chiuso il bilancio 2011 con la perdita di 54 milioni di euro (in aumento rispetto ai 38 milioni del 2010 e ai 19 milioni del 2009), ma il valore della produzione è cresciuto: 365 milioni nel 2011, in crescita rispetto ai 282 del 2010. Un risultato dovuto all’ingresso nel gruppo di Snav (altra controllata della Marinvest di Aponte), che ha anche fatto crescere il patrimonio netto di Grandi Navi a 130 milioni, contro i 70 dell’anno precedente.

Il sospetto dei lavoratori è la compagnia guidata da Roberto Martinoli voglia forzare un po’ la mano per ottenere in cambio qualche rinuncia da parte dei lavoratori, “ma se i debiti ammontano a tanto – non possiamo comunque essere noi a pagarli”.

Il timore però è che accada anche sui traghetti quello che è ormai la regola per le crociere: un cambio di bandiera e l’assunzione a bordo di personale straniero, che consente alle compagnie di risparmiare milioni di euro di contratti. Se ciò avvenisse non sarebbero solo a rischio decine di posti di lavoro in uno dei pochi settori che non è stato travolto dalla crisi, ma sarebbe una perdita enorme per una città che ha nel suo porto la principale ricchezza e un importante serbatoio di posti di lavoro.

Proprio ieri in tarda serata, fra l’altro, in via Milano decine di fumogeni sono stati accesi a bloccare il traffico: una protesta pacifica e simbolica per tenere alta l’attenzione proprio sul futuro dei marittimi.