Gita a Roccabruna domenica 7 ottobre, una passeggiata tra torbiere e laghetti - Genova 24

Gita a Roccabruna domenica 7 ottobre, una passeggiata tra torbiere e laghetti

rovegno

Roccabruna. E’ stata rimandata a domenica 7 ottobre l’escursione al Sito di Interesse Comunitario (Sic) Roccabruna organizzata dalla Provincia di Genova inizialmente per domenica scorsa, e rimandata per il maltempo.

Si tratta dell’ultima gita alla scoperta dei tesori ambientali dell’Alta Val Trebbia: la meta si trova nel territorio tra i Comuni di Rovegno, Fontanigorda e Rezzoaglio, caratterizzato dalla presenza di zone umide e di ambienti che hanno caratterizzato il paesaggio agricolo fino a pochi anni fa, dove l’attività umana ha permesso il mantenersi di specie pregiate della flora e della fauna, come la Drosera rotundifolia, pianta insettivora tipica delle zone umide, o i numerosi anfibi che sono stati oggetto di studio in questi anni.

Il percorso, che avrà una durata di circa 6 ore e mezza (partenza alle 9.30 in Piazzale Roma a Fontanigorda) raggiungerà la Moglia delle Lungaie; si salirà quindi a Monte Roccabruna, poi attraverso Pian Brogione si raggiungerà un’altra zona umida, la Moglia di Casanova, ridiscendendo quindi a Casanova di Rovegno.

L’escursione, gratuita, è consigliata a persone e famiglie con abitudine a camminare. E’ previsto il pranzo al sacco a cura dei partecipanti. Si consiglia di indossare abiti adatti, in particolare scarpe antiscivolo. Vista la variabilità del tempo, è consigliabile avere con sé una giacca impermeabile.

Si può prenotare la gita entro le 12 di sabato 6 ottobre presso LabTer Tigullio, telefonando ai numeri 0185 – 41 023 o 328 – 70 93 151, oppure scrivendo all’indirizzo e-mail info@terra-mare.it. Sempre a tali recapiti è possibile avere informazioni sulle iniziative.

Il programma di escursioni organizzate dalla Provincia di Genova nell’ambito del Progetto “Sic Roccabruna”, finanziato con fondi europei nell’ambito dell’asse 4 (“Valorizzazione delle risorse naturali e culturali”), vuol far scoprire diversi ambienti che sono stati studiati dall‘Università di Genova e dove sono state realizzate opere di ripristino che hanno permesso la salvaguardia delle zone umide con il loro caratteristico corredo di specie animali e vegetali.

Questi ambienti sono stati infatti studiati in questi anni mettendo in campo competenze che vanno dagli archeologi ai botanici agli zoologi, attivando collaborazioni con ricercatori stranieri. L’obiettivo è ricostruire quello che è stato l’utilizzo di questi ambienti da parte dell’uomo a partire dalla preistoria fino ai giorni nostri. La ricerca
ha utilizzato le tracce che tali attività hanno lasciato, sia nella profondità del suolo (nelle torbiere che caratterizzano le zone umide) sia sul terreno: muri, canalizzazioni, delimitazioni di confini.

Tuttavia l’abbandono delle pratiche agricole e pastorali tradizionali che questi territori hanno subito in questi ultimi decenni ha portato a una sostanziale modifica degli ambienti delle zone umide: i prati non più falciati e pascolati sono stati occupati dagli arbusti e successivamente dal bosco.

I laghetti, senza la manutenzione dei manufatti per la regimazione delle acque e l’attività di pascolo, si sono via via interrati e alcuni sono scomparsi. In seguito agli studi fatti la Provincia di Genova ha attivato delle opere di ricostruzione di alcuni manufatti con la collaborazione di persone del luogo, che hanno portato il proprio bagaglio di conoscenze, sia tecniche – utili

ad esempio a canalizzare sorgenti e ripristinare muri a secco – sia ‘storiche’, fondamentali in molti casi a ricostruire gli ambienti anche attraverso il racconto di quelle che erano le attività che vi si svolgevano.