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Cronaca

Di notte dorme in carcere a Marassi e di giorno esce a lavorare: con lo stipendio compra “cocaina all’ingrosso”

Riviera. La banda finita agli arresti nell’ambito dell’operazione “Provola”, condotta dalla Dia genovese e dal Nucleo di Polizia Tributaria di Savona, non era per nulla intimorita dal carcere. L’esperienza di 18 anni dietro le sbarre non aveva raddrizzato la schiena di Lorenzo Paradiso che, pur non sporcandosi le mani direttamente, era l’organizzatore e, in parte, il finanziatore della droga da acquistare a Milano e smerciare a Genova e Savona.

Stessa spavalderia per i suoi soci in affari: in particolare, Pasquale Potorti, che, pur essendo detenuto nel carcere genovese di Marassi, dal quale usciva la mattina, formalmente per andare al lavoro, per farvi ritorno la sera, reinvestiva i proventi del lavoro “onesto” nello spaccio.

Tutti, con precedenti penali, avevano imparato qualcosa dalle esperienze passate. Ad esempio a non utilizzare il cellulare – per non essere intercettati, preferendo ricorrere alle cabine telefoniche – e a spostarsi con i mezzi pubblici.

Precisi i compiti assegnati ad ognuno: Augusto Farris, residente Rapallo, e Fulvio Saettone (il savonese arrestato il 19 settembre perché sorpreso in possesso di un chilo di cocaina nell’area di servizio dei Piani d’Invrea) erano i corrieri della droga. Farris era finito già in manette già il 3 settembre scorso a Ventimiglia per possesso di 300 grammi di cocaina.

Il triangolo della droga era tra Milano (dove veniva acquistato lo stupefacente in pare grazie ai soldi di Paradiso, detto il “Provolino”, che si occupava anche di trovare altri finanziatori, anche in Riviera), e Savona e Genova dove avveniva lo spaccio. Era Paradiso a organizzare tutto e a decidere come doveva avvenire la distribuzione della droga. Era lui l’esperto dei traffici illeciti, con il suo passato discutibile di cui aveva tentato di liberarsi, almeno in apparenza, cercando di farsi conoscere come imprenditore e gestore di alcuni locali a Savona e come fondatore della cooperativa sociale “Il Miglio Verde”. Ora tutti lo ricorderanno anche per aver dato il nome ad un’operazione antidroga che ha portato ad un sequestro di beni pari a un milione e mezzo di euro.

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