Quantcast
Economia

Città Metropolitane, Confindustria: “Grande riforma del Paese per una ricrescita a costo zero”

Genova. “L’istituzione delle Città Metropolitane è una delle grandi riforme di cui il Paese ha bisogno per ripartire e per orientare una crescita dell’economia a costo zero partendo proprio dalle grandi aree urbane”. Lo affermano in una nota i Presidenti della ‘Rete Associazioni Industriali Metropolitane’ di Confindustria collegate alle città metropolitane di Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino e Venezia.

“Abbiamo avviato da più di due anni una Rete che, nel riunire le Associazioni industriali metropolitane di Confindustria, ha reso possibile un’attività di confronto e di analisi sul valore delle aree metropolitane per le prospettive di sviluppo del sistema industriale e per la competitività del Paese nel suo complesso. Mentre è stato avviato il percorso amministrativo che porterà all’istituzione delle Città Metropolitane e in virtù del fatto che la competizione economica internazionale oggi si misura soprattutto sulla capacità dei grandi centri urbani di essere motori di sviluppo, chiediamo con cognizione e convinzione a Governo, Parlamento, Regioni, UPI, ANCI, –
e a tutte le altre realtà istituzionali o associative coinvolte nel dibattito – di procedere speditamente affinché le aree metropolitane divengano presto realtà”.

Queste le affermazioni dei presidenti di Assolombarda; Alberto Meomartini Confindustria Bari e Barletta – Andria – Trani, Angelo Michele Vinci; Confindustria Firenze, Simone Bettini; Confindustria Genova, Giovanni Calvini; Confindustria Venezia, Luigi Brugnaro; Unindustria Bologna, Alberto Vacchi; Unindustria, Unione degli Industriali e delle imprese di Roma, Frosinone, Rieti, Viterbo, Maurizio Stirpe; Unione degli Industriali della Provincia di Napoli, Paolo Graziano; Unione Industriale Torino, Licia Mattioli.

Si tratta di territori che insieme concentrano il 35% del PIL, il 32% delle unità locali e il 31% degli addetti. Costituiscono snodi economici nazionali con forti legami con l’estero, poiché detengono ben un terzo degli scambi nazionali. Le loro strutture aeroportuali, prese nell’insieme, movimentano più del 60% dei passeggeri e circa il 90% delle merci. Concentrano, inoltre, l’industria finanziaria del Paese, con il 33% delle banche, circa il 50% di depositi e impieghi, un terzo delle unità locali del settore finanziario e quasi il 45% dei relativi addetti.

Ospitano i principali centri fieristici italiani, con circa la metà delle manifestazioni internazionali che avvengono in Italia, per oltre il 70% dei visitatori. Infine, sono sede dei maggiori centri di istruzione universitaria terziaria, con oltre il 40% degli atenei e dei relativi studenti a livello italiano.

Nella geografia dello sviluppo, già da qualche tempo, i sistemi territoriali cresciuti attorno alle grandi realtà urbane hanno guadagnato terreno come attori economici globali. Secondo Parag Khanna, uno dei più grandi esperti internazionali di sistemi geopolitici, oggi, 40 città-regione rappresentano il 40% dell’economia mondiale e il 90% dell’innovazione, e le attuali sfide della globalizzazione sono state gestite meglio a livello di città più che di nazioni.

“Alle Istituzioni – dichiarano i Presidenti della ‘Rete Associazioni Metropolitane’ di Confindustria – diciamo anche che il percorso amministrativo, che oggi sembra prefigurarsi per la nascita delle città metropolitane, appare certamente migliorabile ma, senza dubbio, consente di puntare ad un nuovo protagonismo economico dei territori, dove i “nuovi” confini non dovranno più essere quelli rigidamente tracciati oltre cento anni fa. In questa prospettiva, chiediamo che ci sia una decisa svolta della qualità del dibattito oggi in corso su precise questioni: più attenzione ai fattori di sviluppo (densità industriale, infrastrutture, governance dei servizi pubblici locali, poteri e funzioni, risorse) anche in fase di decisione circa la perimetrazione delle Città metropolitane; meno avvitamento politicistico su sistemi elettorali, sul ruolo dei “super sindaci” e su possibili ulteriori evoluzioni istituzionali e amministrative. Valorizzando i principi e la cultura sussidiaria di autonomia territoriale – pur all’interno di una cornice strategica nazionale – e partendo dai temi dello sviluppo locale, possiamo davvero provare a imprimere, a costo zero, un’accelerazione vera all’economia reale del nostro Paese”.