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Cinghiali alimentati nei boschi, gli ambientalisti: “Le verità nascoste dei cacciatori genovesi”

Genova. Sulla caccia ai cinghiali arriva una nuova denuncia delle associazioni ambientaliste liguri, cioè Wwf, Lega Abolizione Caccia, Lipu, Ente nazionale Protezione Animali e Vas. “Decine di squadre di ‘cinghialisti’ alimentano artificialmente le prede in primavera-estate in un centinaio di siti dell’entroterra genovese – spiegano – Il divieto di alimentazione dei cinghiali viene aggirato con scuse pretestuose. I foraggiamenti estivi nei boschi dell’entroterra, in pratica, appena usciti dalla porta sono subito rientrati dalla finestra”.

Gli ambientalisti precisano che per anni, sfidando le resistenze delle squadre di cacciatori “cinghialisti” e assecondate dall’assessorato provinciale alla Caccia di Genova (in precedenza assegnato a Renata Briano, oggi assessore regionale), hanno chiesto con note scritte e interventi nel Comitato Tecnico consultivo venatorio provinciale che il foraggiamento dei cinghiali venisse proibito e sanzionato senza eccezioni di sorta, così come avviene con l’ordinanza del solo Comune di Genova.

“E’ invece una pratica consueta di molte squadre di cacciatori quella di rilasciare in primavera-estate discrete quantità di mais sui terreni ove praticano abitualmente la caccia nell’autunno successivo; un modo per mantenere il cinghiale prevalentemente nella propria zona, dato che ad ogni squadra di cacciatori è assegnato dalla Provincia un territorio esclusivo, perimetrato da tabelle che indicano il numero della squadra”, proseguno.

Nel “Regolamento della Provincia di Genova per la caccia al cinghiale”, nel dicembre 2009 si aggiunse (all’articolo 11) la frase integrativa: “E’ fatto divieto a chiunque, nel territorio provinciale, di effettuare il foraggiamento”.
“Ma una manina lesta si premurò di prevedere subito qualche deroga, aggiungendo anche la frase: ‘Sono fatte salve le azioni gestionali che prevedono la somministrazione artificiale di alimenti per l’attività di controllo, di monitoraggio nonché per azioni di carattere dissuasivo programmate dagli Ambiti Territoriali di Caccia in accordo con la Provincia’ – spiegano – Tradotto in italiano: si possono depositare nei boschi, con autorizzazione, quantitativi di granturco in chicchi, destinati appositamente ai cinghiali, con la scusa di tenerli lontani dai coltivi”.
“Ma i cinghiali si conformeranno alle speranze del regolamento e dei permessi scritti (ossia tenersi a distanza come ringraziamento per il pasto gratis); o semplicemente si ritroveranno con un’alimentazione supplementare che diminuisce la mortalità naturale dei giovani nati? Propendiamo per la seconda ipotesi. Ergo: i presunti ‘controllori’ dei cinghiali fanno di tutto per incrementarli nei mesi precedenti”.

Secondo le associazioni questa è un’ ipocrisia di cui sono all’oscuro molti sindaci che settimanalmente tuonano contro la proliferazione dei cinghiali ed è stata svelata tramite una richiesta di accesso agli atti autorizzativi inoltrata dagli ambientalisti alla provincia di Genova.

“E’ allora emerso che, d’intesa tra la Provincia di Genova e i due ATC (Ambiti Territoriali di Caccia), nel solo 2011 alcune decine di squadre di cacciatori sono state autorizzate ad alimentare i cinghiali, dal 1 aprile al 30 agosto, in un centinaio di siti nell’entroterra. Uniche clausole: stare ad almeno 500 metri dai coltivi e limitarsi a soli 3 chilogrammi di granturco al giorno per ogni punto di deposito (non più di un punto ogni 300 ettari). Non è dato sapere se i cacciatori rilasciano granoturco nei boschi con tanto di bilancino – concludono gli ambientalisti – In pratica la mano destra non sa cosa fa la sinistra: granoturco a go-go un certo periodo, e poi battute in deroga con i segugi autorizzate persino nelle zone di divieto venatorio provinciali (Oasi, Zone di Ripopolamento), anche senza guardie dellEnte, ‘perché i cinghiali vanno contenuti secondo un piano di riequilibrio’. E poi ci raccontano che i cinghiali sono diventati troppi e che i cacciatori sono i salvatori dell’agricoltura. Come direbbe Totò: ‘Ma mi faccia il piacere!”.