Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Cassazione Diaz, le motivazioni della sentenza: “Massacro ingiustificabile, discredito agli occhi del mondo”

Roma. A meno di tre mesi dalle sentenza che ha condannato in via definitiva i poliziotti responsabili del massacro della scuola Diaz, i giudici della quinta sezione della Corte di Cassazione hanno depositato le motivazioni della sentenza. Le violenze della polizia e gli immotivati arresti di massa dei no-global inerti e innocenti secondo i giudici hanno “gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”.

La “gravità” dei reati commessi dai funzionari della polizia, come quello della violazione “dei doveri di fedeltà” delle calunnie e dei falsi, legittima il ‘no’ “al riconoscimento delle attenuanti generiche” a favore degli imputati. Hanno commesso una “consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio ai danni degli arrestati, realizzato in un lungo arco di tempo intercorso tra la cessazione delle operazioni ed il deposito degli atti in Procura”.

La Corte, presieduta da Giuliana Ferrua, nelle motivazioni ha evidenziato “l’odiosità del comportamento” dei vertici di comando. “Di chi, in posizione di comando a diversi livelli come i funzionari – e’ scritto – una volta preso atto che l’esito della perquisizione si era risolto nell’ingiustificabile massacro dei residenti nella scuola, invece di isolare ed emarginare i violenti denunciandoli, dissociandosi cosi’ da una condotta che aveva gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero e di rimettere in libertà gli arrestati, avevano scelto di persistere negli arresti creando una serie di false circostanze”.

In pratica, crearono verbali menzogneri “funzionali a sostenere cosi’ gravi accuse da giustificare un arresto di massa”. Ed avevano formulato le accuse ”in modo logico e coerente, tanto da indurre i pubblici ministeri a chiedere, e ottenere seppure in parte, la convalida degli arresti”.

L’operazione alla Scuola Diaz – al termine del G8 del 2001 – “si e’ caratterizzata per il sistematico ed ingiustificato uso della forza” da parte di tutti i poliziotti che hanno fatto irruzione. Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni della sentenza sulla Diaz. “La mancata indicazione, per via gerarchica, di ordine cui attenersi” si e’ tradotta ”in una sorta di ‘carta bianca’,
assicurata preventivamente e successivamente” all’operazione”.

Tutti erano liberi “di usare la forza ‘ad libitum'”.

I poliziotti che fecero irruzione alla scuola Diaz di Genova “si erano scagliati sui presenti, sia che dormissero, sia che stessero immobili con le mani alzate, colpendo tutti con i manganelli
(detti ‘tonfa’) e con calci e pugni, sordi alle invocazioni di ‘non violenza’ provenienti dalle vittime, alcune con i documenti in mano, pure insultate al grido di ‘bastardi’”.

“L’esortazione rivolta dal capo della polizia, a seguito dei gravissimi episodi di devastazione e saccheggio cui la città di Genova era stata sottoposta, a eseguire arresti, anche per riscattare l’immagine della Polizia dalle accuse di inerzia, ha finito con l’avere il sopravvento rispetto alla verifica del buon esito della perquisizione stessa”.

Lo sottolinea la Cassazione rilevando che l’irruzione alla Diaz fu condotta con “caratteristiche denotanti un assetto militare”.

Proprio la “militarizzazione” dell’intervento ha prodotto “la conseguente incongruenza tra le modalità organizzative dell’operazione e le ipotesi legittimamente formulabili in riferimento ad una perquisizione” di pubblica sicurezza, “confinate alla possibile presenza di qualche soggetto violento all’interno della scuola e, quindi, forse di qualche arma”.

In realtà alla Diaz non c’erano armi mentre la polizia agì con un “elevato numero di operatori, circa 500, tra agenti e carabinieri, quest’ultimi incaricati solo della cinturazione degli edifici”. L’unico dirigente della polizia al quale sono state concesse le attenuanti è il comandante Michelangelo Fournier che, dopo il pestaggio, aveva espresso a Canterini “la volontà di non lavorare più con questi macellai qui”. Dopo che “l’entità delle violenze gli era risultata, alla fine, ripugnante”.