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Cronaca

Aggressione ai tifosi sampdoriani, al via il processo: nelle carte del pm la ricostruzione di quella notte

Genova. Si terrà il prossimo 5 dicembre di fronte al gip Silvia Carpanini l’udienza preliminare del processo per l’accoltellamento dei tifosi sampdoriani avvenuto la sera del 9 giugno 2012 quando, al termine della partita con il Varese, la Sampdoria conquistò la risalita in serie A.

Intorno alle 22.40 un gruppo di tifosi sampdoriani si era riunito per festeggiare la vittoria in largo Boccardo, nel quartiere di Molassana, all’esterno del club blucerchiato Irish Clan. Nel corso dei festeggiamenti si verificarono gravi scontri con un gruppetto di ultras genoani, vicini al gruppo “Ideale Ultras”: 5 tifosi blucerchiati rimasero feriti da arma da taglio, di cui due in modo molto serio.

Per i fatti di quella notte l’ultrà genoano Mattia Marzorati (difeso dall’avvocato Stefano Sambugaro) è stato arrestato per tentato omicidio ed è tutt’ora rinchiuso nel carcere di Marassi. Gli altri tifosi genoani indagati sono Daniel Saltalamacchia (rissa aggravata e lesioni aggravate, difeso dall’avvocato Emanuele Tambuscio) Roberto Colangelo Lucotti e Mattia Arcuri (rissa aggravata, rispettivamente difesi da Giulia Liberti e Carlo Contu).

Ma il pubblico ministero Massimo Terrile, nell’avviso di conclusione indagini (inviato in queste ore alle parti) che ricostruisce gli avvenimenti di quella notte, ha deciso di chiedere il processo anche per quattro tifosi sampdoriani, tre per rissa (Giacomo Ranieri, difeso da Laura Tartarini, Manuel Strano difeso da Fabio Taddei e Jacopo Della Casa, difeso da Patrizia Maltagliati) e uno per resistenza e lesioni nei confronti delle forze dell’ordine (Simone Oliviero, difeso da Laura Tartarini, ma di questo è imputato anche Della Casa)

Secondo la minuziosa ricostruzione effettuata dal pm, “il primo tifoso genoano ad antrare in contatto con i tifosi sampdoriani è Marzorati, il quale impugna una bomboletta spray di estratto al peperoncino e ne spruzza il contenuto sul viso di L.S.”. Di fronte “alla inevitabile reazione di alcuni tifosi sampdoriani – scrive Terrile – Marzorati estrae un coltello e colpisce in rapida successione prima L.S. e poi G.G., il primo al tronco, il secondo alla coscia destra”.

Il pm, poi descrive il ferimento di G.D., che avviene immediatamente dopo: “La prima coltellata gli viene inferta da Marzorati – scrive Terrile – la seconda da Saltalamacchia”.

“Certamente il pubblico ministero ha fatto una ricostruzione dei fatti molto minuziosa – spiega l’avvocato Tambuscio, difensore di Saltalamacchia – tuttavia rispetto alle lesioni che vengono imputate al mio cliente, i dubbi nelle testimonianze sono molti. Il mio assistito si è assunto fin da subito le sue responsabilità andando spontaneamente a parlare con il pubblico ministero, dicendo agli investigatori di aver effettivamente avuto addosso un coltello e accompagnadoli nel luogo dove lo aveva gettato [il coltello non è stato poi trovato ndr], ma non ha usato quel coltello per ferire nessuno”.

Discutibile secondo i legali dei tifosi sampdoriani l’imputazione a carico di Ranieri, Strano e Della Casa per rissa. Infatti, dopo la prima fase dell’aggressione, alcuni tifosi della Samp si mettono all’inseguimento degli aggressori, e in particolare di Marzorati, che ferisce con il coltello prima Strano e poi Ranieri: “Il pm parla di intento aggressivo, ma nel nostro codice l’intento non è punibile e non esiste alcun elemento probatorio che indichi che i tre sampdoriani – spiega Fabio Taddei, difensore di Manuel Strano – abbiano effettivamente provocato una rissa. Loro hanno solo ammesso di aver inseguito gli ultras che avevano ferito i loro amici, ma più che di intento aggressivo parlerei di intento difensivo”.