Un comunicato per lasciare a casa decine di lavoratori: la Lincoln Electric di Serra Riccò chiude e va in Polonia - Genova 24
Economia

Un comunicato per lasciare a casa decine di lavoratori: la Lincoln Electric di Serra Riccò chiude e va in Polonia

Serra Riccò. Genova e la sua provincia continuano inesorabilmente a perdere pezzi di eccellenza nella produzione industriale. Dopo il caso della centrale del latte di Fegino, un’altra situazione quasi fotocopia che sta per mettere in ginocchio decine di famiglie. Si tratta della Lincoln Electric Italia, azienda leader nella produzione di saldatrici, che fa parte dell’omonima multinazionale americana. Come nel caso di Lactalis, non è la crisi a portare alla chiusura ma fredde scelte strategiche da parte di una multinazionale che ha stabilimenti in tutto il mondo.

Lo stabilimento italiano, che ha sede a Serra Riccò, ha un centinaio di dipendenti. Senza grande preavviso, pochi giorni fa ai lavoratori è stata annunciata, attraverso un comunicato aziendale di poche righe, la chiusura dello stabilimento produttivo.

Una doccia fredda, perché nessuno sospettava di nulla: “Venerdì è stata convocata un’assemblea semestrale – racconta Paolo Bassafontana, che lavora alla LE da vent’anni – in cui ci è stata comunicata la notizia che il reparto produttivo chiude e la produzione sarà trasferita in Polonia. Una tragedia, perché siamo produttivi, abbiamo commesse fino a dicembre, è un’azienda sana e non pensavamo di avere problemi. Pensiamo che si tratti di una strategia per portare sempre più profitto nelle casse della multinaizonale americana Lincoln Electric”.

“Il licenziamento – spiega Bassafontana – riguarda tutto il reparto produttivo, che coinvolge 35 lavoratori e parte dei lavoratori del magazzino e dell’ufficio acquisti”. A rimanere a casa saranno quindi circa una cinquantina di persone, la metà dei dipendenti.

“Non ce lo aspettavamo proprio – dice un lavoratore con 26 anni di anzianità – anche perché in Polonia producono 60 mila macchine in 600, noi in quattro gatti ne produciamo 30 mila”.

“Ci hanno letto il comunicato senza permetterci di fare domande – spiega un altro – poi ci hanno detto che potevamo andare a casa un’ora prima per parlare con le nostre famiglie”.

A nulla è servito l’incontro di questo pomeriggio tra il direttore dell’azienda e le organizzazioni sindacali: nessuna apertura da parte dell’azienda di fronte alla richiesta sindacale di trasferire nella sede di Arezzo almeno parte dei magazzinieri e dell’ufficio acquisti.

Non solo. Ai lavoratori, senza troppi giri di parole, è stato caldamente consigliato di non fare troppo rumore, in questo modo la chiusura potrebbe slittare di qualche mese. In caso contrario, da domani partiranno le lettere di mobilità. Dopo lo sciopero e il presidio di questo pomeriggio, domattina i lavoratori faranno immediatamente un’assemblea per decidere le prossime azioni.