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Telecomunicazioni, 500 in piazza per il contratto: “Il settore è ancora sano, ma le aziende devono investire”

Genova. Si sono dati appuntamento in largo Pertini questa mattina, circa 500 lavoratori e i sindacati del settore delle telecomunicazioni, settore che ancora regge alla crisi, ma che comincia a vacillare.

In corteo fino al grattacielo di Confindustria per far sentire la propria voce nell’ambito della giornata di mobilitazione unitaria nazionale in difesa del Contratto Nazionale di lavoro.

E i 90 posti di lavoro genovesi in esubero annunciati da Ericsson sono solo la punta dell’iceberg.

“Le problematiche sono numerose e riguardano in particolar modo quelle che noi chiamiamo clausole sociali, cioè la regolamentazione del settore, che a oggi non è ancora avvenuta e dev’essere sicuramente fatta, perchè il mercato ce lo chiede” afferma Guido Parodi, della Uilcom Liguria.

“Abbiamo grossi problemi – insiste Parodi – in particolare nel mondo dei call center, di delocalizzazione di molte aziende che vanno all’estero e l’importante problema della responsabilità dei committenti, parte che abbiamo introdotto nella nostra piattaforma e che deve essere regolamentata”.

In un momento di crisi come questo, si rischia di perdere lavoratori sul territorio, “e non ci sono norme che prevedono il reimpiego di questi lavoratori in altri outsourcer, sempre nell’ambito dello stesso tipo di attività – spiega Parodi – cerchiamo di introdurre questa norma, che prevede in caso di crisi o fallimento il riassorbimento dei lavoratori in altre aziende”.

Cominciano ad accusare difficoltà le aziende che hanno infrastrutture di telecomunicazioni e le aziende che lavorano per Telecom Italia, alcune in cassa integrazione ormai da tempo. Arrancano e danno segnali preoccupanti anche il settore dei call center, quello dell’informatica e dell’internet economy.

“In liguria si parla di migliaia di posti di lavoro a rischio, questa piattaforma e questo contratto viene fatto in un momento di crisi per evitare che questi lavoratori restino per strada” conclude Parodi.

Lavoratori e sindacati insistono per interventi urgenti, “perchè il comparto è ancora sano, i ricavi ci sono, il problema è che le aziende non vogliono reinvestire quanto ricavato – spiega Franco Ippolito, segretario generale FistelCisl Liguria – una rete di nuova generazione in fibra ottica, la famosa Ngn, potrebbe rilanciare l’economia del Paese ed essere da traino per tutti gli altri settori”.

“Se si fanno degli investimenti reali questo Paese può partire – conferma Daniele Gadaletta, coordinatore regionale Slc Cgil – le imprese che fanno la progettazione, che posano i cavi, che posano le stazioni radio sono in condizione di lavorare: se in Italia si pensa di poter rimanere fermi al rame di cinquant’anni fa, evidentemente non si andrà molto avanti.”

Inoltre, “bisogna definire una volta per tutte la questione dell’infrastruttura di rete, rame e fibra ottica, e delle frequenze – aggiunge Gadaletta – la gara per le frequenze della telefonia mobile è costata milioni di euro alle imprese di telecomunicazione, mentre le emittenti rispetto alle frequenze televisive hanno avuto tutta un’altra vita”.

Intanto il contratto è scaduto ormai da 9 mesi, “si parla tanto di crisi – commenta Ippolito – ma se non rinnoviamo i contratti non so come potremmo mai uscire da questa situazione”.