Profughi nordafricani in Liguria, Rambaudi: “Entro il 31 dicembre scelta tra integrazione o rimpatrio incentivato” - Genova 24

Profughi nordafricani in Liguria, Rambaudi: “Entro il 31 dicembre scelta tra integrazione o rimpatrio incentivato”

lorena rambaudi

Genova. Sono arrivati sulla scia delle “primavere arabe”, i sommovimenti politici che hanno infiammato il Nordafrica dal 2010. Perseguitati nei rispettivi paesi d’origine, hanno ottenuto il permesso di soggiorno temporaneo in Italia per motivi umanitari. I permessi, però, stanno per scadere e molti hanno fatto richiesta d’asilo. Questa la situazione di migliaia di profughi presenti in tutta Italia, Liguria compresa.

“Il 31 dicembre – spiega l’assessore alle Politiche Sociali Lorena Rambaudi – i profughi diventeranno richiedenti asilo. Abbiamo in corso ancora molte pratiche, alcune hanno avuto un esito positivo ed hanno permesso il riconoscimento dello status di rifugiato politico. Altre persone hanno visto opporsi un rifiuto, ma hanno comunque il diritto a stare nel nostro paese per il tempo del ricorso”.

Le cifre, comunque, sono quantitativamente abbastanza basse e, in linea con la media nazionale, parlano di un 30% di esiti positivi ed un 70% di situazioni ancora in sospeso.

Ma, al di là dello status giuridico, il problema più urgente riguarda l’immediato futuro dei profughi: “Quello che oggi ci preoccupa – continua Rambaudi – e a cui stiamo lavorando riguarda immaginare progetti di uscita dai piani di assistenza perché certamente il 31 dicembre non ci sarà più un’assistenza come l’abbiamo conosciuta, con la diaria giornaliera e con un’accoglienza diffusa sul territorio. Dobbiamo quindi lavorare perché queste persone o decidano di tornare nel loro paese di origine o si integrino sul territorio con un progetto autonomo e cominciando a camminare con le proprie gambe”.

E proprio sul tema dei rimpatri, la Liguria preme perché le norme nazionali siano modificate: “Attualmente é previsto un viaggio aereo per il ritorno e poi un incentivo. Oggi le regole attuali prevedono 200 euro ed è insufficiente per rendere appetibile questa soluzione. Siamo pensando di portare questa cifra a 1500 euro che per alcuni Paesi è pari ad un anno di lavoro. 1500 euro possono essere una cifra che permettano alle persone di avviare un’attività nel loro Stato di origine”.