Parla il ferroviere licenziato indagato a Genova: "E' un pretesto, continueremo battaglia per giustizia su strage di Viareggio" - Genova 24
Cronaca

Parla il ferroviere licenziato indagato a Genova: “E’ un pretesto, continueremo battaglia per giustizia su strage di Viareggio”

Genova. Ha un’aria pacata ma anche molto decisa Riccardo Antonini, il ferroviere licenziato dalle Fs dopo le contestazioni a Genova all’ad delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti del 9 settembre di un anno fa.

E’ arrivato a Genova per consegnare al pm Francesco Cardona Albini, responsabile del procedimento, una memoria difensiva su quella serata. Per le contestazioni a Moretti, a cui è seguita la decisione del Pd di annullare il dibattito, ci sono oggi 25 indagati: 24 no tav genovesi e lo stesso Antonini.

Per il ferroviere di Viareggio però i fatti di Genova sono solo un pretesto: “Sono già stato intimidito da Rfi il primo luglio del 2011, con una raccomandata in cui mi si intimava di non partecipare all’incidente probatorio come consulente a fianco dei famigliari delle vittime di Viareggio. Poi questa mia presenza mi è stata contestata: sono stato sospeso 10 giorni e infine licenziato”.

Martedì 2 ottobre davanti al Tribunale di Lucca, intanto, si terrà la seconda udienza del processo davanti al giudice del Lavoro per il reintegro di Antonini: “Nella precedente udienza il giudice ha fatto una proposta di conciliazione dicendo che se ci sarà bene, sennò procederà a sentenza”.

Per quella data sono stati convocati per 16 testimoni: le Ferrovie delo Stato porteranno 8 membri della scorta di Moretti, che testimonieranno sui fatti di Genova, mentre i legali di Antonini porteranno alcuni famigliari delle vittime di Viareggio presenti quella sera a Genova, ma anche testi che racconteranno come il licenziamento del ferroviere era già stato previsto, o quantomeno, “minacciato” dallo stesso Moretti: “Un ex assessore della provincia di Lucca – spiega Antonini – racconterà come durante una riunione su Viareggio nella sede della Regione Toscana, sentì dire a Moretti che prima o poi mi avrebbe licenziato”.

Ma cosa accadde quella sera a Genova? “A Genova i famigliari erano arrivati circa in 50 con un pulmann per rendere visibile la strage di Viareggio, dove sono molti tanti bambini e ragazzi. Se loro non hanno avuto la possibilità di conoscere il mondo, noi abbiamo il dovere di farli conoscere al mondo perché una tragedia così non debba più ripetersi”.

Un licenziamento, quindi, che Antonini, respinge al mittente: “Quando fui licenziato il 7 novembre lo ritenni un’offesa nei confronti dei familiari delle vittime della strage di Viareggio, perché in questi tre anni mi sono sempre battuto al loro fianco nella ricerca di verità sicurezza e giustizia e una forma di intimidazione nei confronti del lavoratori che in questi anni si sono impegnati in ferrovia concretamente sul tema della salute”.

Intanto la battaglia dell’associazione “Il mondo che vorrei”, che riunisce i famigliari delle 32 vittime della strage di Viareggio, prosegue: “Abbiamo continuato a produrre visibilità perché pensiamo che una strage come quella di Viareggio non deve essere dimentica né debba rimanere impunita. Quindi siamo impegnati nella fase processuale perché ci sia un processo giusto e rapido e che porti alla sbarra anche i vertici delle Ferrovie dello Stato”.

Il 28 giugno di quest’anno le indagini della Procura di Lucca sulla strage si sono chiuse con la richiesta di rinvio a giudizio per 32 persone, tra cui lo stesso Moretti, per reati che vanno dal disastro ferroviario colposo all’omicidio colposo plurimo.