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Genova24.eat: la (ri)nascita di un vigneto lì dove non c’era più niente

Morego (Bolzaneto). Chiudete gli occhi e immaginate una valle appena sopra Bolzaneto. Cosa vedete? Boscaglia disordinata, strade di cemento che uniscono tra loro minuscoli paesi, tralicci e fili della corrente a mezz’aria, case sparse, ancora boscaglia disordinata. Bene, adesso fate così: prendete la macchina, arrivate fino a Bolzaneto, continuate verso l’entroterra fino ad arrivare a Morego (accento sulla prima o), precisamente in via Inferiore Porcile numero 6 e quello che vedrete sarà: un vigneto. Oh yes. Cento per cento Bianchetta genovese, Doc Valpolcevera, sottozona Coronata. Tutt’intorno, ci sono in effetti tralicci e fili a mezz’aria, boscaglia disordinata e strade intrecciate, ma, a metà di quella valle, andate a vedere se non ci credete: c’è un vigneto. Uno vero.

Lui si chiama Gionata Cognata. Classe 1976. Un giorno, qualche anno fa, a un passo dalla Laurea in Farmacia, ha deciso di riprendere il terreno abbandonato dal nonno e di fare una cosa obiettivamente folle. Una cosa che i contadini di quella valle hanno abbandonato da tempo, dopo la malattia che ha distrutto le viti a cavallo tra gli anni ‘80 e i ‘90. Dalla terrazza di casa, lui ha guardato quei rovi e quei boschi che ricoprivano i vecchi vigneti e ha deciso che era ora di ripulire e ripiantare la Bianchetta. Ha mollato tutto e ha deciso che quello sarebbe stato il suo lavoro. Attualmente, a quanto mi risulti, è l’unica azienda, nella Doc Valpolcevera, che cura dalla vigna alla bottiglia la produzione di Bianchetta genovese in purezza.

Se andate a trovarlo, oltre a osservare quel gioiellino che è il piccolo vigneto incastonato nella valle di Morego, potete forse chiedergli di farvi fare un giro in un secondo appezzamento, più recente e più ampio, che è riuscito – a fatica – a prendere in gestione e che sta trasformando in un’altra vigna. Vi accompagnerà, come ha fatto con noi, in un altro pezzo di quella valle abbandonata e vi farà vedere come, da solo, la sta ripulendo con una cura e un rispetto commovente per la sua (nostra?) terra.

Poi, naturalmente, c’è il vino, nel bicchiere. Se credi a quel che leggi nelle guide, non puoi aspettarti molto. Se credi a quel che leggi, d’altronde, la vita può essere molto noiosa. I “grandi” vini sono altri, intendiamoci. Tuttavia, quando ce lo siamo trovato davanti, seduti al tavolo di casa sua, è successo quel che di solito succede con i “grandi” vini. È diventato piano piano l’accompagnamento perfetto per la nostra conversazione, mai unico protagonista, mai davvero dimenticato.

Mentre infilavo il naso in quel bicchiere, senza sapere bene cosa stessi cercando, mi è capitato di chiudere gli occhi, nell’illusione di moltiplicare la sensibilità olfattiva. So che non ci credete, ma chiudendo gli occhi, giuro, mi è risalita in mente, come il vento che arriva dal mare, l’immagine di una boscaglia disordinata, di tralicci e fili della corrente a mezz’aria, di qualche casa sparsa e poi ancora boscaglia e, all’improvviso, in mezzo a tutto, un vigneto. Uno vero.