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Fabio Fossati: un allenatore “regista” che non solo racconta in anteprima la storia della partita della sua squadra, ma la vive coi giocatori

Arenzano. Leggendo “Questione di metodo” di Josè Mourinho, ad un attento lettore resta impressa una frase del tecnico lusitano: “La squadra che voglio è quella in cui, in un determinato momento e di fronte ad una determinata situazione, tutti i giocatori pensano in funzione della stessa cosa simultaneamente: questo è gioco di squadra, questa è organizzazione di gioco”.

Il pensiero del mister del Real Madrid sposa in pieno l’idea di calcio che Fabio Fossati ha saputo trasmettere ai giocatori del Borgorosso Arenzano, portandoli, da indiscusso protagonista, dalla Seconda Categoria alla Serie D, con una serie consecutiva di promozioni, dimostrandosi così tecnico vincente e preparato, indubbiamente tra i migliori nel panorama calcistico ligure.

Anche dopo l’esaltante esperienza con il Borgorosso Arenzano, Fossati ha ottenuto due brillanti salvezze alla guida del Chiavari Ceparana e dell’Asti: “Voglio ringraziare ancora Stefano Risaliti e la sua famiglia per l’opportunità concessami a Chiavari – dice il mister – e la mia soddisfazione è rappresentata dal fatto che la loro scelta fu dettata esclusivamente da meritocrazia. Quanto poi alla salvezza ottenuta ad Asti, la stessa va equiparata ad una vittoria del campionato. Infatti al momento della chiamata la squadra piemontese aveva una classifica deficitaria, con solo 11 punti all’attivo, frutto di 10 reti segnate e ben 35 subite, in 15 partite. E’ stata quindi un’impresa straordinaria – continua – scaturita da un’unità d’intenti con la squadra, da grandi sacrifici e voglia di raggiungere un risultato insperato”.

Attualmente Fossati è in attesa di una chiamata importante, dopo aver preso la decisione di lasciare la prestigiosa piazza di Acqui Terme, la cui dirigenza lo aveva voluto alla guida del team del basso Piemonte. “Purtroppo si sono verificate delle situazioni, tipo la mancata iscrizione, nei termini prestabiliti, della squadra al campionato ed altre situazioni per le quali ho ritenuto non ci fossero le condizioni tecnico/tattiche e societarie per poter andare avanti”.

Cosa è Il calcio per te?
“Emozione, adrenalina pura, rappresentazione del mio pensiero portato sul rettangolo verde, lavoro d’equipe”.

Cosa invece non è?
“Purtroppo non è il mio lavoro, fare calcio in maniera professionistica sarebbe il coronamento di quanto portato avanti in tutti questi anni”.

Il ricordo più bello?
“Ce ne sono tanti, ma indubbiamente la vittoria del campionato di Eccellenza con il Borgorosso resta una emozione indelebile. Il successivo campionato di Serie D ha rappresentato il tetto massimo della storia della società ed ha consentito il confronto, a viso aperto, con realtà tipo Savona, Entella, Casale, Albese, Sarzanese, cioè società di grande prestigio, da sempre abituate a calcare palcoscenici importanti”.

Oggi molti tecnici portano in dote alcuni sponsor, che pensi al riguardo?
“E’ un tasto dolente, le difficoltà economiche sono notevoli e spesso situazioni come quelle sopracitate, vengono prese in considerazione, io posso dire con orgoglio che il mio sponsor è sempre stato l’impegno, la serietà, la professionalità, l’attaccamento e la dedizione assoluta al lavoro”.

Facciamo un po’ di pronostici sui campionati di Serie D, Eccellenza e Promozione ligure.
“In Serie D penso che Santhià, Lavagnese e Novese siano attrezzate per disputare un campionato d’avanguardia; in Eccellenza il Vado è un autentico squadrone, mentre in Promozione, Girone A, vedo l’ Argentina Arma su tutte.

Per concludere, qual è il sogno dentro al tuo cassetto?
Far diventare il calcio il mio lavoro quotidiano.

Mentre ci salutiamo, ci sovvengono le parole dello scrittore e poeta milanese Vittorio Sereni, quando afferma: “Non credo che esista un altro spettacolo sportivo come la partita di calcio, capace di offrire un riscontro alla varietà dell’esistenza, di specchiarla o piuttosto rappresentarla”.

Claudio Nucci