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Sanità, inefficienze e mobilità passiva costano oltre 2000 euro all’anno a ogni ligure

Nel 48,6% dei casi per ritirare un referto o prenotare una visita medica in uno sportello delle Asl liguri si fa una coda di oltre 20 minuti. Se si è fortunati, nel 17,3% dei casi, si arriva ad aspettare il proprio turno fino a 10 minuti. Sono alcuni dei dati messi in luce dall’ultima ricerca dell’Ufficio studi di Confartigianato che ha fotografato le spese e le inefficienze della Sanità pubblica in Italia.

“Dall’analisi effettuata su dati Istat – spiega Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – le inefficienze maggiori si registrano nelle regioni dove è maggiore la spesa sanitaria che risulta quindi inversamente proporzionale alla soddisfazione degli utenti”. In Liguria la spesa sanitaria pro capite è di 2.044 euro (per un totale di oltre 3,3 miliardi di euro nel 2011), tra le più elevate d’Italia dietro a Bolzano (2.256 euro per abitante), Valle d’Aosta (2.222 euro), Trento (2.209 euro), Friuli Venezia Giulia (2.074 euro) e Molise (2.057 euro) contro la media nazionale di 1.851 euro. La spesa per cittadino risulta comunque calata oggi rispetto al 2000 quando ammontava a 2.182 euro pro capite.

“L’aumento della spesa sanitaria – commenta Grasso – in Liguria ha avuto una dinamica meno accentuata negli ultimi dieci anni rispetto ad altre regioni. Segno questo che siamo sulla buona strada verso l’efficientamento del nostro sistema sanitario regionale anche se le sacche di inefficienza pesano ancora troppo sulle tasche dei cittadini e delle imprese dato che il 34,5% del budget sanitario regionale è costituito dalle entrate da Irap e addizionale Irpef. Un primo passo, a costi contenuti, per ridurre
sprechi e inefficienze potrebbe essere rappresentato dal potenziamento dei servizi online e dell’innovazione dell’Ict”.

La Liguria si piazza al terzo posto in Italia, dopo Marche e Piemonte, per dinamica meno accentuata negli aumenti della spesa sanitaria, tra il 2000 e il 2011, con un +51,4% contro aumenti record riscontrati a Trento (+87,3%) e Lombardia (+72,3%), Lazio (+67,1%) ed Emilia Romagna (+66,9%). Una magra consolazione perché la cura dimagrante incide ancora poco sul disavanzo: tra il 2008 e il 2011 il deficit della sanità registrato in Liguria è stato di 449 milioni di euro, 278 euro per abitante, costo superiore rispetto alla media nazionale di 182 euro. C’è chi sta peggio comunque: nel Lazio il deficit pesa 865 euro pro capite, in Molise 722 euro, in Sardegna 469 euro, in Campania 401 euro e in Calabria 314 euro.

E pensare che ci sono regioni dove si registra addirittura un avanzo, come in Emilia Romagna (25 euro), Friuli Venezia Giulia (47 euro) e Bolzano (128 euro). A incidere sul deficit della sanità ligure l’elevato tasso di mobilità passiva che piazza la nostra regione al sesto posto in Italia per tasso di “viaggi della speranza”, con il 14,4% di pazienti che scelgono di farsi curare fuori confine.

“Osservando i dati sul disavanzo – sottolinea Grasso – risulta che la qualità percepita dagli utenti di uno o più servizi essenziali sanitari, come l’assistenza medica e infermieristica, il vitto e la pulizia, è inferiore nelle regioni che spendono di più e quindi peggio delle regioni in avanzo”. E i liguri che ne pensano? “Sono insoddisfatti – dice Grasso – nel 15,7% dei casi, comunque meno della media nazionale del 18,2% di insoddisfazione e del 16,7% del Nord Ovest”.