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L’estate nera della nautica: in Liguria presenze giù del 28%, transiti a -75%

Liguria. Mare deserto o quasi e porti semivuoti, con decine di posti barca liberi anche in piena stagione. E’ questo il desolante quadro della nautica italiana in questa calda estate 2012. E la situazione non risparmia la Liguria, prima regione italiana per numero di posti barca, che quest’anno (i dati solo riferiti a luglio) ha visto una contrazione dei posti barca stanziali del 28% rispetto al 2011.

E se c’è chi sta peggio di noi (la media nazionale dice -33% e in Adriatico il calo è intorno al 40%), c’è poco da stare allegri per una regione che ha puntato e investito molto sulla nautica in questi anni, con la realizzazione di molti nuovi approdi turistici.

L’indagine (a campione) è quella che viene svolta ogni anno dall’Osservatorio Nautico Nazionale (ONN) sui 60 porti italiani più rappresentativi dell’offerta turistica di pregio del nostro paese ha permesso di evidenziare lo stato delle presenze, sia per i posti barca stanziali, sia per quelli in transito, nel mese di luglio 2012 rispetto al luglio 2011. Il dato medio nazionale evidenza una contrazione del numero di posti stanziali pari al 26%, valore che scende ulteriormente al -33% per quanto riguarda i posti in transito.

I picchi negativi per i posti barca stanziali si concentrano in Emilia Romagna (-40%), Sicilia (-33%), Friuli Venezia Giulia (-31%), Toscana e Liguria (-28%). L’area maggiormente in sofferenza è dunque quella dell’Alto Adriatico, che complessivamente segna un -30%. Ancora più critica la contrazione della domanda dei posti in transito che, per quel che riguarda le prime quattro regioni per numero di posti barca e offerta turistica di pregio – cioè Liguria, Sicilia, Sardegna e Toscana – registra un -48%. Drammatica la situazione della Liguria, già flagellata dalle alluvioni che hanno colpito anche alcuni porti, che segna un -75%; gravissima anche la situazione di Marche (-41%), Sicilia (-40%) e Sardegna (-38%).

Confrontando i dati attuali con quanto emerso dall’indagine del gennaio scorso – svolta dallo stesso ONN per verificare l’impatto dell’adozione della tassa di stazionamento – appare chiaro in primo luogo che la contrazione dell’occupazione di posti barca dall’inizio dell’anno si è notevolmente aggravata, passando dal –17% di gennaio al -26% di luglio, per quanto attiene i posti stanziali.

Sono numerose le ragioni che stanno portando alla dei diportisti, tra queste le ispezioni della GdF e relativa clima di “terrore fiscale” (90%) e il costo del carburante (33%).

Infine, considerando che secondo il Censis ogni 3,8-4 barche si crea un posto di lavoro nella filiera dei servizi e della manutenzione e che l’Italia ha oltre 156.000 ormeggi, l’ONN ha riscontrato che la riduzione nell’occupazione sia dei posti stanziali sia di quelli in transito può rapidamente comportare la perdita di almeno 10.000 posti di lavoro in tempi brevissimi.

In questo panorama, Portofino, località vip per eccellenza, sembra fare eccezione. Un lieve calo, però, si registra anche qui. “Questa stagione è partita male, ma abbiamo recuperato bene a giugno e luglio – dichiara il direttore della Marina di Portofino – la perdita rispetto al 2011 si aggira intorno all’ 8% ed era ciò che ci aspettavamo visti gli scenari del mercato della nautica”.

Ad essere maggiormente penalizzate sono le imbarcazioni di dimensioni medio-piccole, che riescono con più difficoltà a fronteggiare le spese in continuo aumento. Si parte dal prezzo del gasolio per arrivare fino alla tassa di possesso. “Alcuni Paesi dell’Unione Europea, noi fra questi, rispondono a precise procedure fiscali sui charter, cosa che invece non fanno altre nazioni, ad esempio la Francia”, conclude Linari.