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Dai baristi ai bagnini: con la crisi cresce l’esercito dei lavoratori in nero, ma aumentano anche i controlli

Baristi sfruttati, bagnini sottopagati e camerieri in nero. Un esercito di 350mila-500 mila lavoratori irregolari che, nonostante la crisi e la stagione estiva, potrebbe diminuire grazie ai controlli ispettivi che, negli ultimi mesi, stanno interessando le attività legate al turismo. Nonostante sia presto parlare di cifre, è questa la sensazione avvertita da rappresentanti sindacali e istituzionali intervistati da Labitalia.

“Con la crisi – dice Giovanni Pirulli, segretario nazionale Fisascat Cisl – sono anche aumentati i controlli e questo potrebbe essere un deterrente per l’irregolarità. Tuttavia, non basta fare ogni tanto un blitz, ma occorre costruire una rete che quotidianamente renda consapevoli i lavoratori e le imprese che comunque esiste un controllo giornaliero al quale non ci si può sottrarre. Come ogni anno – sostiene – non si può certo dire che il fenomeno del lavoro irregolare in estate diminuisca, tuttavia è ‘intimorito’ dai controlli che vengono effettuati sul territorio”.

Il lavoro irregolare si alimenta giorno per giorno, soprattutto d’estate. “Giornalmente – afferma Pirulli – i lavoratori si ritrovano con una proposta di contratto irregolare o totalmente in nero, vengono nelle nostre strutture sindacali ed evidenziano quelle che sono le problematicità. Ovviamente questo non succede durante la piena stagione, ma alla fine: nessuno infatti rischia di perdere il proprio posto di lavoro denunciando il datore. Così, da settembre i nostri uffici raccolgono moltissime vertenze dove si denuncia, ad esempio, il mancato versamento dei contributi, mancate retribuzioni e soprusi di ogni genere”.

“In generale – osserva Pirulli – il ‘front office’ è quello maggiormente interessato dal fenomeno dell’irregolarità; sono impiegati in bar, alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari. Il mercato registra forme di lavoro in nero ovvero di totale evasione, sommerso e irregolare. Come tipologia non abbiamo solo il lavoratore a cui non viene data una basta paga, ma anche chi, pur essendo regolarmente assunto percepisce, ad esempio, gli straordinari come fuori busta. Oppure è chiamato a svolgere mansioni non di sua competenza”. “E’ una prassi – ammette – accettata da chi vuole lavorare e ha comunque bisogno di uno stipendio, in nero o irregolare che sia. Una soluzione a questa situazione potrebbe arrivare con l’istituzione di un tavolo presso il ministero del Turismo e con il ministero del Lavoro così da fare un’azione di monitoraggio individuando ulteriori possibilità per favorire la regolarità. Non basta fotografare la situazione, ma occorre intervenire con responsabilità”.

“I controlli per contrastare il lavoro irregolare stagionale – conferma Paolo Pennesi, direttore generale per l’Attività ispettiva del ministero del Lavoro – sono aumentati. I primi dati ci evidenziano un costante andamento del nero e del sommerso. Nonostante la diffusione dei contratti flessibili e un forte ricorso al lavoro intermittente o all’accessorio, che hanno in qualche modo prosciugato il bacino del nero, troviamo ancora, in particolare nel Sud, moltissimi casi di lavoro irregolare”.

“Gli ispettori – sottolinea Pennesi – sono fortemente impegnati nel settore dell’attività turistica. Le nostre coste continuano ad essere presidiate con controlli anche mediante la collaborazione delle Forze dell’ordine, in particolare dei carabinieri per la tutela del lavoro e anche del comando dei carabinieri territoriali che ci danno una mano per contrastare il fenomeno”. A confermare quali sono le realtà più colpite è Fabrizio Russo, della Filcams Cgil: “In Italia il lavoro irregolare colpisce, d’estate, soprattutto le piccole realtà aziendali. Mi riferisco agli alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari dove è più facile inserire lavoratori con contratti ben lontani dalla regolarità”. “Ovviamente – ammette – il fenomeno interessa anche le grandi aziende, dove si assiste a forme di lavoro irregolare soprattutto dove si terziarizza o si appalta. Gli ambiti dove si fa riferimento sono quelli nei quali viene applicato il contratto del turismo. I lavoratori maggiormente coinvolti dall’irregolarità – ricorda Russo – sono quelli che hanno un inquadramento di livello medio-basso: baristi, camerieri, bagnini, addetti ai servizi ai piani e alle cucine”.