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Crisi della nautica, Liguria sempre più in difficoltà, Ucina: “Settore in agonia, intervenga il governo”

Liguria. “Stiamo assistendo all’agonia della nautica italiana, ma sembra che nessuno al governo si renda conto della drammaticità della situazione, che in breve, si rifletterà in modo massiccio sul fronte occupazionale, causando il fallimento di molte strutture turistico-portuali”.

Commenta così Anton Francesco Albertoni, presidente di Ucina, i dati desolanti dell’Osservatorio nautico nazionale. Mai così poche barche in navigazione, rispetto a luglio 2011, che pure è stato un anno caratterizzato dalla crisi economica, dai dati emerge un decremento medio del 33% per quel che riguarda i transiti ma nelle prime quattro regioni per numero di posti barca (Emilia Romagna, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Liguria) la media si attesta a -48%.

In particolare la Liguria ha registrato un -28% di posti barca stanziali e un -75% dei posti in transito (dall’indagine il dato è risultato fortemente determinato dagli eventi alluvionali che hanno colpito la regione dissuadendo il diporto nonostante quella ligure sia un’offerta turistica considerata di pregio).

“Così si distrugge non solo un comparto che, nonostante tutto, è ancora tra i più trainanti dell’export del paese, ma anche il turismo nautico e l’industria costiera ad esso legata, patrimoni che tutto il mondo ci invidia da sempre” ha aggiunto Albertoni.

Dopo la conversione della tassa di stazionamento in tassa sul possesso, si auspicava che i diportisti, italiani e stranieri, tornassero a scegliere le acque italiane per le proprie vacanze ma così non è stato: controlli ripetuti e svolti senza alcun coordinamento fra le diverse forze di polizia e più in generale un clima di “terrore fiscale” sono state, secondo l’indagine, tra le principali cause della “fuga dalla nautica” che sta investendo le coste italiane.

“Ribadiamo ancora una volta l’urgente necessità di istituire un registro telematico delle imbarcazioni, strumento che consentirebbe di velocizzare i controlli sui diportisti rendendoli mirati e percepiti dagli stessi come meno “invasivi.” conclude Albertoni.

A lui si associa il presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio, che ribadisce il rischio che imprenditori, addetti e operai della nautica possano arrivare a gesti estremi, come il blocco dei porti nazionali, qualora non si trovino soluzioni per contrastare la chiusura delle imprese e gli inesorabili continui licenziamenti.