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Caso Ilva, Piredda (Idv) difende i giudici: “Fanno il loro dovere, la politica non si è assunta le proprie responsabilità”

Genova. “Ora se la prendono con i giudici che fanno il proprio dovere. A loro hanno assegnato i panni del “poliziotto cattivo” nella vicenda Ilva. Dall’altra parte, invece, una maggioranza politica che ostenta la parte del “poliziotto buono”, che s’indigna davanti alle decisioni di un gip che ha avuto il coraggio di prendersi responsabilità che altri dovevano”.

Il caso Ilva continua a suscitare aspre polemiche. Il sequestro dell’acciaieria di Taranto, che coinvolge anche lo stabilimento di Genova, ma soprattutto le polemiche politiche succedute all’azione della magistratura, attira oggi la dura reazione di Maruska Piredda, consigliere regionale e responsabile Lavoro Welfare per la Liguria di Italia dei Valori. Ed è una difesa a spada tratta dell’operato dei giudici.

“Disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico. Sono queste – continua Piredda – le motivazioni del sequestro e fanno rabbrividire e riflettere”.

Ora, però, emergono anche “i dati sui danni alla salute dei lavoratori dello stabilimento di Taranto e agli abitanti di una città che senza la più grande acciaieria d’Europa ha la quasi certezza di morire dal punto di vista economico”.

“È possibile – è la domanda provocatoria della consigliera – pensare che nessuno di chi avrebbe potuto mettere fine a questa situazione sapesse quale tragedia si stesse consumando sotto le ciminiere di Taranto?”.

Genova, almeno questa volta, è un esempio virtuoso di intervento di risanamento ambientale, ma rischia di pagare lo stesso. “Non solo – conclude Piredda – l’esempio di Genova non è servito, ma c’è anche il rischio, concreto, che venga vanificato lo sforzo realizzato nel capoluogo ligure: sotto la Lanterna 1.800 lavoratori diretti potrebbero restare per sempre a casa. Ora è il momento che la politica si prenda le proprie responsabilità. Correre ai ripari su Taranto non basta. Serve un cambio di rotta deciso, serve vigilare e intervenire attraverso una seria politica industriale che tracci finalmente il solco dove porre le fondamenta per un programma economico a lungo termine”.