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Calcioscomesse, Sampdoria: “Patteggiamento scelta sofferta”, come sofferta la storia di Padelli

Genova. Storie che si incrociano in quel di Roma al dibattimento sul calcioscommesse. In questi incroci balza talvolta il nome della Sampdoria, sia per giocatori che giocano a Genova e che sono stati coinvolti per stagioni precedenti al loro arrivo in blucerchiato, sia per perchè anche la società è coinvolta per presunta responsabilità oggettiva (che fra l’altro, non c’entrerebbe comunque nulla con il calcioscommesse).

Ieri in serata la Sampdoria ha poi diramato un comunicato per spiegare la scelta del patteggiamento: “L’U.C. Sampdoria S.p.a. ribadisce con grande forza e convinzione l’assoluta estraneità alle contestazioni mosse nel procedimento sportivo e tiene a sottolineare che la strategia processuale del patteggiamento, consigliata dal nostro legale, è stata una scelta meditata e sofferta. La società avrebbe voluto e potuto difendersi in aula contestando ogni accusa mossa al tesserato, ma attualmente la procedura sportiva comprime in modo eccessivo la possibilità di una piena difesa. In sostanza avremmo avuto un’automatica penalizzazione per effetto della responsabilità oggettiva e non ci sarebbe stata concessa nemmeno la possibilità di interrogare l’accusatore”La storia quasi commevente, questa mattina, è quella del terzo portiere Daniele Padelli. “Il mio nome non è molto famoso. Ho disputato solo tre partite in serie A. Sono l’orgoglio per me e la mia famiglia, frutto di anni di lavoro e sofferenza: un sogno. Sono qui per l’illecito sportivo di Palermo-Bari, proprio una di quelle tre partite, e il sogno ora si sta tramutando in un incubo”.

E’ un passaggio del suo intervento, tesserato dalla Sampdoria ma ex portiere del Bari, davanti alla Commissione Disciplinare, nel processo al Calcioscommesse in corso a Roma. L’estremo difensore blucerchiato, per cui ieri il Procuratore federale Stefano Palazzi ha chiesto tre anni di squalifica per il presunto illecito in merito alla partita Palermo-Bari del 7 maggio 2011, si è appellato ai giudici.

“Quanto uno ha raggiunto il suo sogno fa di tutto per non farselo portare via – ha spiegato il calciatore -. Queste partite erano per me l’opportunità per dimostrare agli addetti ai lavori che meritavo quell’occasione. Ho tentato di giocare quella partita al meglio possibile. Era partita una di fine stagione e dopo mesi che non avevo giocato tutti gli occhi erano puntati su di me”. “Se fossi stato a conoscenza della combine avrei parato il rigore che avrebbe fruttato la combine?”, si è domandato Padelli facendo riferimento al rigore da lui parato al palermitano Fabrizio Miccoli.