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Amt, prosegue il muro contro muro: ecco le nuove proposte dei sindacati per salvare l’azienda

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Genova. In vista dell’appuntamento di lunedì prossimo con la Regione Liguria e della probabile riunione con il sindaco di Genova Marco Doria, i sindacati provano a mettere nero su bianco nuove proposte per risparmiare 5 milioni di euro. Denaro necessario per l’immediata sopravvivenza dell’azienda.

Dopo il nulla di fatto della riunione di ieri, in cui il contropiano presentato dai sindacati è stato valutato come insufficiente dall’azienda, in quanto permetterebbe di risparmiare poco più di 2 milioni di euro, stamattina le organizzazioni sindacali presentano le nuove proposte.

Nel documento si legge che, premesso che la sofferenza del bilancio aziendale è in larga parte ascrivibile all’insufficienza delle risorse rese disponibili dal Governo, dalla Regione e dal Comune, nonché dall’incertezza dei tempi nei quali le stesse vengono erogate, appare del tutto evidente come ciò risulti aggravato dalla strutturale sotto capitalizzazione e inadeguata patrimonializzazione dell’azienda. Quanto sopra non consente facilmente, nella gestione dell’Impresa, di conseguire quegli equilibri economici previsti dalla legge.

Per questo le OO.SS, oltre a sollecitare l’azionista a promuove promuovere le necessarie iniziative in sede giudiziaria/amministrativa, al fine di recuperare porzioni di finanziamento pubblico regionale oggi mancanti, ritengono indispensabile procedere al rafforzamento dello stato patrimoniale dell’azienda attraverso il conferimento di beni immobili quali il nuovo Deposito della Metropolitana di Principe e della Società Genova Parcheggi Spa, anche al fine di ottimizzare l’offerta di servizi di mobilità alla città, riducendo altresì l’aggio alle rivendite, attraverso l’emissione dei titoli di viaggio dai parcometri, con un recupero strutturale quantificabile in almeno500.000 euro/anno, destinati ad incrementarsi nel futuro.

Inoltre, preso atto della rinuncia del Comune a costruire la Rimessa di Campi, le OO.SS. indicano la necessità di sviluppare una forte iniziativa, da parte della civica amministrazione di concerto con l’azienda, al fine di realizzare un diverso sistema della logistica aziendale, guardando con interesse alle aree ferroviarie dismesse in zona Terralba ed in quelle parimenti non utilizzate in zona Aeroporto.

Per quanto riguarda il volume di servizi, invece “Amt, senza la nostra opposizione, ha predisposto il prossimo servizio invernale 2012/2013 con un abbattimento di 21 turni al giorno. Ciò comporta un recupero strutturale di circa 1 milione e 500 mila euro all’anno”, spiegano. Parlando di organico necessario, “Nell’anno in corso sono previsti non meno di 30 pensionamenti con un recupero strutturale di 1.500.000 che, al netto dei costi derivanti dalle assunzioni di Operatori d’Esercizio già selezionati e idonei fisicamente, attualmente ricompresi nella graduatoria, produce un recupero di 750.000 euro”.

“Iniziative già ripetutamente segnalate e sollecitate dall’Azienda e dalle OO.SS., quali la realizzazione di assi protetti o corridoi di qualità, la cui attuazione è di esclusiva competenza del Comune, comporterebbero un aumento medio della velocità commerciale di 1 km/h, equivalente ad un recupero strutturale di circa 4.000.000 di euro all’anno. Altro motivo di ‘rallentamento’ del servizio e di conseguente incremento dei costi, da riconsiderare all’atto della revisione della rete e del servizio, è la distanza troppo breve tra una fermata e l’altra”.

Nel documento dei sindacati si parla anche di ausiliari del traffico. “La puntuale applicazione degli accordi stipulati con il Comune e l’Amt in materia di ADT avrebbe prodotto a tutto il 31.12.2012 (18 mesi) un recupero economico non inferiore a 4 milioni di euro, oltre a quello derivante dalla velocizzazione del servizio. Tale operazione, se attuata in tempi brevi, comporterà per Amt un recupero di 900.000 euro per il 2012 e 2.700.000 euro per il 2013”.

Per quanto concerne le attività appaltate, “Tutte le attività di manovra possono essere svolte da Operatori d’Esercizio. Nella fascia oraria di maggior criticità, coincidente con il rientro dei turni pomeridiani, tale personale può essere affiancato da altri addetti, operai o inidonei. Riorganizzando tale attività si realizzerebbe un risparmio strutturale di circa 1.350.000 euro per gli anni 2012 e 2013”.

Fondamentale il passaggio sulla cassa integrazione in deroga. “Le norme vigenti in materia di cassa integrazione “in deroga” (sempre con integrazione al 100% del reddito) e gli accordi sindacali di riferimento lo rendono uno strumento destinato ad affrontare situazioni di crisi, anche di carattere economico, con obbligo di percorsi formativi. Pertanto, si ritiene che l’istituto sia applicabile anche agli Operatori d’Esercizio, al fine della partecipazione ai corsi per il rinnovo della CQC (o altri percorsi formativi previsti dalla normativa vigente), nonché per ottimizzare l’organizzazione della fornitura del servizio. Se correttamente utilizzata, il ricorso alla cassa integrazione in deroga, nell’arco di 16 mesi, comporterebbe un recupero di circa 3.300.000 di euro per il solo personale indiretto, mentre per il restante personale comporterebbe un recupero di circa 1.400.000 di euro”.

La temporanea sospensione dell’MBO di Capi e Quadri (compresi i sindacalisti aventi diritto) e quella dei “premi” dei Dirigenti, inoltre, comporterebbe un recupero di oltre 1.000.000 di euro, mentre la mancata consegna dei capi di abbigliamento previsti dalla contrattazione aziendale vigente comporta un recupero di 600.000 euro.

La saturazione dell’orario di lavoro, fino alle 39 ore settimanali effettive previste dal CCNL, comporta per l’Azienda un recupero strutturale di oltre 600.000 euro/anno e un’adeguata razionalizzazione del volume di servizio comporterà un conseguente abbattimento delle ore “a disposizione”, quantificabile nell’ordine di circa 40.000 ore all’anno (rispetto alle attuali 80.000 circa), ferma restando la loro collocazione nelle fasce orarie interessate al cambio dei turni. Nonostante la richiesta di incrementare l’indennità di mancato cambio, l’operazione comporterà un recupero economico strutturale di 1.400.000 euro all’anno.

Nel documento si parla infine di posti di cambio, tariffe dei servizi speciali e aggiuntivi, delle misure anti evasione e dei permessi sindacali. Proposte che porterebbero a un risparmio complessivo di 2.035.000 euro.