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Spending review: salta il taglio dei piccoli ospedali, resta la riduzione dei posti letto

Nessun ospedale da chiudere. A precisarlo è una nota del ministero della Salute spiegando che, in merito alle notizie stampa, con riferimento all’ipotesi di chiusura dei nosocomi da meno 120 o 80 posti letto contenuta nella bozza di spending review, “non esistono liste di ospedali da chiudere, né nessuno le sta predisponendo”. Salvi quindi Rapallo, Pontedecimo e Sestri Ponente.

La nota arriva mentre era in corso l’incontro tra i presidenti della Regioni e il ministro della Salute Renato Balduzzi per discutere i tagli alla sanità nell’ambito della spending review che dovrebbe essere uno dei punti all’odg del Consiglio dei Ministri convocato per le ore 17 a Palazzo Chigi.

Intanto, mentre Federfarma si prepara a una manifestazione contro i tagli, esprimono preoccupazione i principali sindacati della dirigenza medica del Ssn (Anaao Assomed, Cimo Asmd e Fp Cgil medici). A preoccupare i camici bianchi sono soprattutto due punti della bozza del decreto sulla revisione della spesa: la riduzione del numero dei posti letto ospedalieri – che nelle intenzioni del Governo dovrebbe passare da 4,2 a 3,7 per mille abitanti – e il taglio del Fondo sanitario nazionale, stimato in 1 miliardo per il 2012, di 2 per il 2013 e di altri 2 per il 2014.

Ad allarmare i camici bianchi c’è poi il taglio del Fondo sanitario nazionale, che dovrebbe scattare da subito, già dal 2012. “Un taglio da tre miliardi nei prossimi 18 mesi – sottolinea Iscaro – inciderebbe pesantemente sulla tenuta del sistema. Meno soldi equivalgono a meno servizi. Si rischia di mettere a repentaglio la garanzia dei livelli essenziali di assistenza e di portare al collasso il sistema”. All’interno della bozza di decreto, nella parte riguardante la riduzione dei posti letto, si fa cenno, a seguito di questi tagli, a un “coerente adeguamento delle dotazioni organiche”.

Insomma, le anticipazioni di questo decreto non piacciano ai medici. “Eliminare e combattere gli sprechi è giusto e auspicabile, ma fare tagli lineari è sbagliato e miope. Ridurre risorse, posti letto e organici porta a una riduzione delle prestazioni rese ai cittadini. Questa – conclude Cozza – non è una scelta tecnica ma politica, che tende a disinvestire nella sanità pubblica”.