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Genova, in piazza i lavoratori della Centrale del Latte: “Cresciuti a latte Oro, uccisi dal latte Parmalat” foto

Genova. “Cresciuti a latte Oro, uccisi dal latte Parmalat”. Questo lo slogan dello striscione dietro il quale hanno marciato in corteo i dipendenti della Centrale del Latte genovese, ma non solo loro. Circa in una cinquantina sono scesi in piazza con fischietti, campanacci e una piccola autobotte per cercare di scongiurare il pericolo chiusura.

A manifestare non sono solo i dipendenti diretti, ma anche molti lavoratori della filiera. “Con noi c’è l’associazione Coldiretti, Confagricoltura e il Cia – spiega Fabio Allegretti Flai Cgil Genova e Liguria – I margini di trattativa a dire loro non ci sono, quindi questa manifestazione è l’inizio di una lunga serie. Domani ci sarà un incontro a Parma, dove dovrebbe essere presentato il vero piano industriale, ma la cosa assurda è che la società abbia già manifestato la volontà di chiudere questi siti ancor prima”.

Tanta la preoccupazione e forte la volontà di non mollare. “Siamo qui per reagire a una decisione di una multinazionale che nel suo piano riorganizzativo ha deciso di lasciare Genova – dichiara Paolo Carrozzino, segretario Fai Cisl Liguria – Abbiamo chiesto al territorio di reagire, tenendo conto che questo è anche un momento particolarmente difficile per il settore zootecnico. La centrale di Savona è in fase di chiusura e altre sono già chiuse, quindi o il territorio riesce a reagire o ci troveremo in un vicolo cieco”.

Stamattina l’incontro con il Prefetto e nel pomeriggio con le istituzioni, ovvero Comune e Regione. “Noi vogliamo salvare tutta la filiera del latte sul territorio ligure e genovese, una centrale storica che è patrimonio di tutta la città – spiega Michele D’Agostino, segretario Uila Uil – E’ fondamentale l’intervento delle istituzioni locali. Nel 2010 avevamo concordato con la precedente amministrazione la permanenza dell’attività produttiva a Genova, ma oggi si rimette tutto in discussione”.

La lotta sarà dura, ma sindacati, lavoratori e istituzioni cercheranno di impedire la chiusura di un’attività storica, un vero e proprio patrimonio produttivo per la città.