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Genova Città Metropolitana: si discute di sistema elettorale e modello di gestione del nuovo ente

Bologna. Ci sarà anche Piero Fossati, commissario straordinario della Provincia di Genova, domani a Bologna alla riunione dei dieci presidenti delle Province che, secondo il decreto sulla spending review licenziato dal governo lo scorso 6 luglio, saranno trasformate entro il 1 gennaio 2014 in Città Metropolitane, nuovi enti che rispetto alle attuali Province hanno alcune funzioni in meno (servizi per l’impiego, edilizia scolastica) e altre funzioni in più (pianificazione delle reti infrastrutturali).

Alla riunione, che ha lo scopo di analizzare le conseguenze dell’articolo 18 del decreto, quello appunto che detta tempi di istituzione, governance e competenze dei nuovi enti, oltre a Fossati parteciperanno i presidenti delle Province di Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Reggio Calabria

Le funzioni, l’autonomia, la legittimazione, la differenziazione: sono questi i nodi che saranno affrontati dal coordinamento dei presidenti, che al termine della riunione stileranno un documento condiviso da presentare in Parlamento, nel corso dei lavori di conversione in legge del decreto.

“E’ necessario – sottolineano i presidenti – approfondire alcuni temi contenuti nel decreto: dal sistema elettorale al modello di gestione per assicurare che l’istituzione delle Città Metropolitane sia davvero l’occasione per offrire un sistema di governance più moderno ed efficiente alle aree in cui vive il 31% della popolazione nazionale e si produce il 34% del nostro PIL”.

Con il decreto sulla spending review varato dal governo Monti il 6 luglio, dopo 22 anni, le città metropolitane diventano realtà: l’articolo 18 ne sancisce infatti la nascita il primo gennaio del 2014, anche se saranno
molto diverse dagli enti previsti dalla legge fin dal 1990 e inseriti nella Costituzione nel 2001. Per due decenni, infatti, la città metropolitana è stata, anche se solo sulla carta, un ente che avrebbe dovuto sostituire sia la Provincia sia i Comuni in dieci aree del territorio italiano, da Milano a Torino, da Roma a Napoli.

Al contrario, il decreto di Monti lascia intatti i Comuni e trasforma in città metropolitane le attuali province, aumentando le loro funzioni, e in particolare aggiungendone una molto pesante: la pianificazione delle reti infrastrutturali. Vengono invece trasferite a Comuni e Regioni due storiche competenze come edilizia scolastica e formazione professionale-servizi per l’impiego, e non solo nelle attuali province destinate a diventare città metropolitane, ma anche in tutte le altre province, alcune delle quali, fra l’altro, come Savona e Imperia, dovranno unirsi fra loro per soddisfare i requisiti richiesti da un altro articolo del decreto, il 17, che detta le condizioni (superficie e popolazione) per la sopravvivenza delle province.

La città metropolitana, il cui territorio corrisponderà a quello dell’attuale Provincia, avrà un sindaco metropolitano, che inizialmente sarà il sindaco del comune capoluogo (a Genova oggi sarebbe Marco Doria), e, una volta adottato lo statuto della Città Metropolitana, sarà scelto con tre metodi diversi, a seconda della scelta delle singole città metropolitane: potrà continuare ad essere il sindaco del comune capoluogo, essere eletto dai sindaci e consiglieri comunali di tutti i comuni facenti parte della città metropolitana, oppure essere eletto a suffragio universale, come i vecchi presidenti di provincia.

A ogni modo, la sua carica sarà a titolo gratuito, così come quella dei consiglieri metropolitani, che per Genova saranno 12 e saranno eletti fra i sindaci dei 66 comuni della Provincia da un elettorato composto da loro stessi e dai loro consiglieri comunali.

L’attribuzione alla città metropolitana di competenze importanti che prima erano in capo al comune capoluogo, come la pianificazione delle reti infrastrutturali che a Genova significa per esempio la gronda autostradale, prefigura un
rapporto istituzionale molto delicato del nuovo ente con il comune capoluogo.