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Genoa Port 2030, dalla diga al cono aereo: Merlo disegna il porto che sarà

Genova. A Genova il porto del futuro parte da un obiettivo: non avere limiti, e non a caso le linee guida del piano regolatore portuale, presentate oggi al Comitato portuale, guardano fino al 2030.

“Abbiamo lavorato con una visione nuova: siamo partiti da scenari mondiali e su questi abbiamo costruito i modelli di sviluppo – ha detto Luigi Merlo, presidente dell’Autorità Portuale – L’obiettivo è non avere limiti e quindi poter traguardare Genova verso navi con 22 mila teus”, data ultima 2030.

I modelli riguardano sia il polo di Sampierdarena, sia Voltri con molteplici soluzioni, con possibilità di “incrementare settori come crociere, traghetti, industria, riparazioni, yachting. Scenari che analizzeremo da domani insieme alla città per poi approvare il piano entro il 2013”.

Oltre tre ore di Comitato portuale per illustrare ai principali attori le linee guide del porto che sarà, e in cui spiccano, però, due dati fondamentali.

“Si deve intervenire sulla diga – ha spiegato Merlo – per cui abbiamo previsto un ampiamento massimo che supera di oltre 500 metri la diga attuale e che arriva a una profondità massima di 50 metri, limite tecnico consentito”. Questa la cifra che caratterizzerà il piano. A cui si aggiunge il secondo elemento: superare il cono aereo “attraverso il riempimento di Sampierdarena, o con l’avanzamento a Voltri oppure con il trasferimento o la cancellazione dell’aeroporto”.

“Non abbiamo escluso nessuna delle condizioni praticabili – così il presidente del’Autorità Portuale – in modo che la discussione arrivi presto a un risultato concreto. Il Comitato ha apprezzato questo percorso di chiarezza e trasparenza, corredato da una relazione tecnica dettagliata. E’ una buona partenza, mi auguro che la stessa accoglienza arrivi anche dalla città: qui si decide il futuro per i prossimi decenni della principale economia cittadina”.

Merlo presenterà il piano “fortemente innovativo” e “diverso da un piano regolatore tradizionale” per salvare il porto e la sua competitività, in modo che Genova sia in grado di ricevere tutte le navi, di ogni dimensione, senza più limiti”.

“Prevediamo l’introduzione della tecnologia – ha aggiunto – un rapporto forte con Erzelli e l’innovazione”. Un porto pilota, “massimizzando gli spazi riutilizzandoli per funzioni diverse, unendo anche il disegno retroportuale, attraverso protocolli unitari nel territorio perché si costruisca ciò che è contenuto nel decreto Monti. Un processo innovativo diverso dal piano regolatore tradizionale – ha poi concluso Merlo – che spero sia recepito nel quadro normativo futuro anticipando, di fatto, scenari che il Paese osserverà nei prossimi anni”.