Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

G8, scattano gli ordini di carcerazione, mentre i legali analizzano la sentenza: “Reato indeterminato e pene spropositate”

Genova. Dopo la sentenza della Cassazione di ieri relativa ai manifestanti condannati in via definitiva per devastazione e saccheggio, la Procura generale di Genova oggi ha emesso gli ordini di carcerazione: quattro anziché cinque in realtà perché una delle condannate in via definitiva è appena diventata mamma, quindi la pena dovrebbe essere temporaneamente sospesa.

Dopo le prime dichiarazioni a caldo è possibile fare un’analisi tecnica della sentenza. Come detto per 5 dei 10 imputati la condanna è diventata definitiva.
Di queste cinque condanne, per due c’è stata la conferma integrale della sentenza di appello (6 anni e 6 mesi per Ines Morasca e 10 anni per Alberto Funaro). Per gli altri tre la Cassazione ha ridotto le condanne di circa 1 anno ritenendo che il reato di detenzione delle molotov fosse ricompreso in quello di porto. In secondo grado, comunque le pene erano state molto elevate: 12 anni e 3 mesi per Marina Cugnaschi, 13 anni e 3 mesi per Vincenzo Vecchi e 15 anni per Francesco Puglisi.

Le posizioni degli altri cinque imputati (Luca Finotti, Dario Ursino, Carlo Arculeo, Antonino Valguarnera, Carlo Cuccomarino ) sono state rinviate alla Corte di appello di Genova perché rivaluti la richiesta della difesa di concessione della circostanza attenuante dell’aver agito per suggestione della folla in tumulto (art. 61 n. 3 codice penale), negata dal Tribunale e dalla corte d’appello. Ciò comporterà una parziale replica del processo di appello che potrebbe consentire agli imputati di ottenere uno sconto di pena fino a un terzo. Ma questo non è automatico: sarà infatti la Corte di Appello di Genova (una sezione diversa da quella che ha pronunciato il giudizio di secondo grado) a rivalutare nel merito la richiesta.

Restano le polemiche sul reato di devastazione e saccheggio (419 codice penale), introdotto dal Codice Rocco del 1930, raramente usato nella storia di epoca repubblicana (per esempio la magistratura non ritenne di contestarlo per gli scontri del 1960 avvenuti a Genova, che pur avevano causato molti danni materiali).

La norma è stata spesso criticata dai tecnici per la sua indeterminatezza: “La legge non spiega come distinguere la devastazione da molteplici episodi di danneggiamento, reato punito in misura assai più ridotta” dice l’avvocato Emanuele Tambuscio che ha difeso alcuni imputati del processo, assolti in primo grado.

Secondo i difensori degli imputati questo comporterebbe un contrasto con l’articolo 25 della Costituzione, cioè il principio della riserva di legge in materia penale: “La Costituzione dice che nessuno può essere punito per un comportamento che non sia descritto con precisione da una legge, e così non è per l’articolo 419, che lascia troppo spazio di interpretazione al giudice” spiega il legale.

Tutti i difensori dei condannati hanno poi sottolineato la spoporzione tra le pene altissime (dagli 8 ai 15 anni) previste per il reato di devastazione e saccheggio e comportamenti che in concreto hanno provocato danni solo alle cose.

“Me lo aspettavo – ha commentato ieri Mirko Mazzali, difensore di Marina Cugnaschi – a maggior ragione dopo la sentenza della Diaz. Il paradosso che è avvenuto è che chi spacca teste ha un terzo della pena di chi al massimo può aver spaccato vetrine”.

“Ingiustizia e’ fatta – ha rincarato la dose Francesco Romeno, legale di Dario Ursino – per la sproporzione abissale delle pene, per danni solo a cose, merci, edifici, rispetto ai funzionari e agenti della Polizia che, pochi giorni fa, hanno chiuso un percorso processuale per sevizie senza pagare alcun prezzo alla giustizia, perché le dimissioni dalla Polizia sono una sanzione amministrativa”.

“Una sentenza poco coraggiosa – ha aggiunto l’avvocato Laura Tartarini, difensore di Francesco Puglisi – speravo che ci fosse piu’ distanza emotiva da parte
imputati cui non erano contestati reati contro persone, ma contro cose”.