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G8, dalla sentenza Diaz ai processi minori: il bilancio di una storia giudiziaria infinita

Genova. A undici anni di distanza dai fatti del G8 di Genova, la sentenza della Cassazione che ha accertato la responsabilità complessiva di polizia e catena di comando, mette la parola fine a una delle pagini più nere della democrazia italiana e restituisce la verità processuale ai pestaggi avvenuti alla scuola Diaz, ma non chiude il cerchio di una storia giudiziaria ancora da finire.

“La sentenza della Cassazione di ieri ci basta nei contenuti, completa come più non poteva essere, ma è certamente tardiva”, commenta il giorno dopo, Emanuele Tambuscio, uno dei legali che ha seguito tutti i procedimenti sul G8 di Genova.

Il procedimento sulla Diaz, del resto, è stato particolarmente complesso sia nella fase di indagine sia in quella di dibattimento, con oltre 200 udienze tra primo e secondo grado. I tempi dunque in qualche modo sono stati “giustificati”, come sottolinea Tambuscio che, però, aggiunge: “i termini di prescrizione si sono rivelati quantomai insufficienti, ma del resto siamo di fronte ad un fenomeno tutto italiano, negli altri sistemi giudiziari una volta iniziato il processo la prescrizione viene sospesa”.

Oggi è anche il giorno delle scuse ufficiali del capo della polizia Antonio Manganelli, allora vice di De Gennaro. “Scuse sicuramente tardive e in qualche modo necessitate. Andavano fatte quando i ragazzi uscivano in barella – sottolinea l’avvocato – ma era già tutto chiaro allora, quando il portavoce del capo della polizia raccontava ai giornalisti che si trattava di ferite pregresse”. Ascoltare le scuse 11 anni dopo dunque “non le rende certo risarcitorie. E’ la magistratura che ha fatto il suo dovere, non il ministero né la polizia”, ricorda Tambuscio.

Undici anni dopo però, la storia giudiziaria del G8 non è ancora finita. Se per la scuola Diaz risultano 15 condannati per falso e calunnia (quest’ultima prescritta), in altri due processi minori passati inosservati, altri 9 sono stati i condannati definitivi per gli stessi reati. “Ma – osserva il legale – dopo oltre un anno nessuno di questi funzionari e agenti ha perso il posto. Abbiamo poi altri processi per falsa testimonianza ancora in corso. Finirà a ottobre il procedimento a carico dell’allora questore di Genova Colucci, ne inizieranno altri due a carico di due agenti del reparto mobile di Roma per un episodio di arresti e falsa testimonianza e poi un’altra falsa testimonianza di un dirigente del reparto mobile di Roma, in relazione a un processo che ha visto imputati suoi sottoposti”.

Inoltre la prossima settimana arriverà in Cassazione anche il processo a carico di alcuni manifestanti del G8 genovese. “Dei 25 iniziali 15 sono stati assolti con una motivazione che aveva ridefinito i fatti del venerdì 20 luglio 2001, dando responsabilità ai carabinieri. Sui dieci rimanenti vedremo cosa ne penserà la Cassazione”. Una considerazione però è stata sottolineata a più riprese: “a loro sono state inflitte pene da 10 a 15 anni per aver arrecato danni materiali ad oggetti”, non così invece per i condannati della Diaz e Bolzaneto “dove non ci sono stati danni a cose, ma danni molto pesanti alle persone”.

Il bilancio di questi 11 anni processuali restituisce quindi una storia giudiziaria, quella del G8, con più di qualche buco nero. “Molti, direi, anche se chiaramente non si può delegare alla giustizia il complesso fenomeno degli avvenimenti del G8 2001 – sottolinea ancora Tambuscio – La procura di Genova ha già avuto moltissime difficoltà a istituire questi processi”.

Ma ad esempio per la carica delle forze dell’ordine in piazza Manin sono state presentate 77 querele da altrettante persone picchiate da polizia e “la procura non ha avuto forza per istituire processo, ne sono scaturite solo due sentenze civili di condanna a carico del ministero, avendo accertato la responsabilità di poliziotti non identificati”. Inoltre “la gestione complessiva dell’ordine pubblico doveva essere oggetto di un’indagine parlamentare che non c’è stata, così come la morte di Giuliani sarebbe stato meglio fosse approfondita in dibattimento penale, l’unico modo per accertare la verità”.

Oggi, 11 anni dopo, arriva anche la richiesta di istituire un’inchiesta parlamentare, allora oggetto di polemica politica e mai di fatto formulata. “Non ho nessuna fiducia, perché le conclusioni sarebbero, temo, solo politiche. Poteva servire forse prima dei processi per arrivare alla ricostruzione complessiva dei fatti che spesso non è possibile fare in sede processuale, ora – conclude Tambuscio – è sicuramente tardiva”.