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Fiera di Genova, numeri da brivido: tagli e interventi, la ricapitalizzazione sbarca in Aula Rossa

Genova. Dare un futuro alla Fiera, che è “azienda strategica, con 150 milioni di euro di indotto in città”. Sara Armella, presidente di Fiera di Genova SpA, ha presentato oggi in commissione a Tursi il piano industriale “lacrime e sangue” per far fronte all’indebitamento dell’Ente (si va verso il terzo anno consecutivo), che nel 2012 vede una perdita di oltre 2 milioni di euro.

L’impegno del management è su più fronti: all’interno i tagli colpiranno sia i dipendenti (i 20 esuberi per cui è in atto la trattativa sindacale) sia la “testa”, con l’eliminazione della figura del direttore generale, i compensi al CdA, l’uso monte ferie. E poi il taglio a 3 dirigenti su 4 (290 mila euro di risparmio). Il tutto per un risparmio di oltre 1,5 milioni di euro.

Dall’altra parte però la Fiera di Genova chiama a raccolta i soci per l’aumento di capitale necessario alla realizzazione del nuovo ingresso di Levante “progetto scelto in modo da avere poca manutenzione, utile ad aumentare spazi per uffici e commerciali e per semplificare accesso e utilizzo della Fiera”.

“La Fiera è in crisi per effetto della crisi del settore e per una situazione più specifica legata all’investimento del padiglione Blu – ha spiegato l’assessore al Bilancio Franco Miceli – e soprattutto per la crisi del settore della nautica. La sofferenza del settore sarà ancora lunga, occorre quindi fare una serie di interventi combinati: la scelta di questa delibera va verso un risanamento pluriennale”. Per rifare il portale di Levante occorrono 7,1 milioni di euro: un milione e 420 mila euro arriveranno subito entro quest’anno (il 25% ad agosto, il 75% ad ottobre) dall’aumento di capitale di Comune, Regione e Camera di Commercio, del resto invece se ne farà carico il Ministero. Sono chiamati fuori gli altri due soci, la Provincia che sarà revisionata e l’Autorità Portuale che deve dismettere le partecipazioni non strategiche. Nella delibera discussa oggi in commissione e al voto domani in Aula, il Comune di Genova si impegna dunque ad aumento di capitale di 597 mila euro, pari alla sua quota del 32%.

“C’è crisi al punto che in Italia alcune fiere chiuderanno – ha detto nel suo intervento Gianni Vassallo, consigliere Pd, ed ex assessore al Commercio – Resteranno solo quelle grandi, internazionali. Le scelte gestionali della Fiera di Genova sono estremamente positive, approvo pienamente il piano industriale presentato”.

La relazione è “apprezzabile ma i numeri sono da brivido. Su Fiera vogliamo concretezza – ha detto il capogruppo del Movimento5Stelle Paolo Putti – Niente voli pindarici ed evitare errori del passato”.

I margini del Salone Nautico, fiore all’occhiello della fieristica genovese, si sono notevolmente ridotti, con una previsione in negativo sul numero di espositori che quest’anno potrebbe sfiorare il 40% e “non è solo la vela”. Si lavora per recuperare “almeno un altro 10%”, ha detto Armella.

Poi c’è il padiglione B che “pesa sul bilancio”. Da qui la novità: i 3 mln di euro per il tetto a specchio saranno destinati ad altri interventi.

“Siamo stati nominati 1 anno fa – ha spiegato la presidente Sara Armella – con perdite in bilancio e prospettive negative per il monoprodotto Salone Nautico”. Con una serie di interventi si è risparmiato all’interno e sulla organizzazione delle manifestazioni. “Il piano industriale va nella direzione della trasparenza. Si è puntato sullo sviluppo, cercando di creare un settore commerciale abbandonato da anni: 15 manifestazioni invece di 13 e 20 eventi extrafieristici invece di 13”.

Sullo sfondo altre annose questioni: il risanamento del Palasport, per cui sarebbero necessari 10 mln di euro e per cui il management ipotizza di affidarlo in gestione in cambio della ristrutturazione, e il rapporto con la Porto Antico SpA. “Tra Fiera e Porto occorre tornare a parlarsi e smettere di essere in competizione fratricida – ha concluso Armella – In Porto Antico ci sono gli stessi soci di Fiera. C’è sintonia di soggetti”. Come dire “sinergia invece che concorrenza”, con l’ipotesi di un’unica società di gestione.