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Centrale del latte, Paladini: “Genova rischia la desertificazione industriale, non possiamo permetterlo”

Regione. “Stiamo assistendo a un progressivo e inesorabile smantellamento del tessuto produttivo ligure, con l’acquisizione da parte di grandi multinazionali delle nostre imprese per poi dismetterle dopo averne cannibalizzato know how e tecnologia. Tutto questo in totale spregio di qualsiasi accordo precedentemente stipulato con i lavoratori, le parti sociali e le istituzioni locali”.

Così il parlamentare e coordinatore regionale dell’Italia dei Valori, Giovanni Paladini, è intervenuto questa mattina sulla chiusura della centrale del latte di Genova, annunciata dal colosso multinazionale Lactalis, diventata da più di un anno proprietaria di Parmalat e dello stabilimento genovese, nonostante in fase di acquisto fossero state fornite ben altre garanzie al gruppo della Centrale del latte di Genova.

“Dopo anni di sacrifici dovuti al crac Parmalat, alle riduzioni degli organici e le false promesse della proprietà, a pagare le spese di una catastrofica politica industriale sono sempre e comunque i lavoratori – prosegue Paladini – Genova è a rischio di desertificazione industriale e non possiamo più permettere ulteriori depredazioni del nostro tessuto produttivo sulle spalle dei lavoratori”.

A oggi circa 150 dipendenti (tra dipendenti diretti della storica centrale di Fegino e i lavoratori dell’indotto) rischiano il posto di lavoro, “ritengo opportuno che, oltre a manifestare una ovvia e dovuta solidarietà ai lavoratori, sia compito di tutta la classe politica unirsi per scongiurare questa ulteriore e sciagurata perdita di produttività nella nostra città” afferma Paladini che a questo proposito ha aggiunto di voler presentare un’interrogazione in commissione lavoro per chiedere all’Esecutivo di intervenire a tutela della storica centrale del latte, della nostra produzione e del nostro territorio.

“Il Governo, se davvero tiene alla ripresa del nostro Paese – conclude il parlamentare – torni a parlare di una seria e proficua politica industriale, impedendo che le nostre imprese siano vittime di continue e spietate scorribande finanziarie. Il rischio che si corre è un’inarrestabile diminuzione di redditività e un continuo chiedere sacrifici ai cittadini, ormai esangui e impossibilitati a pagare il conto della crisi”.