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Cassazione Diaz, oggi la sentenza: i vertici della polizia italiana rischiano la sospensione per 5 anni

Roma. Agg.: La sentenza per il processo Diaz è attesa dopo le ore 16.

E’ cominciata regolarmente alle 9.15 l’ultima udienza relativa al processo Diaz. Oggi quindi, si potrà mettere, forse, la parola fine a una delle pagine più nere della storia della polizia del nostro Paese e, forse, di quella della nostra democrazia. Dopo la discussione dell’avvocato Carlo di Bugno (difesnore di Giovanni Luperi), la quinta sezione della Corte di Cassazione di Roma, presieduta da Giuliana Ferrua si chiuderà in camera di consiglio per uscire con una sentenza (probabilmente nel tardo pomeriggio o in serata) che potrebbe fare, almeno in parte, giustizia su quanto accadde la notte del 21 luglio del 2001.

Se nessuno dei 25 poliziotti condannati a vario titolo per lesioni, falso e calunnia rischia concretamente il carcere (alcuni reati sono prescritti e, in più, ci sono da sottrarre alla pena 3 anni di indulto), in caso venisse confermata la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Genova, i vertici della polizia italiana rischiano un’interdizione delle loro carriere per 5 anni.

E’ il caso di Giovanni Luperi, che nel 2001 era vicedirettore dell’Ucigos, e oggi è capo sezione analisi dell’Aisi (ex Sisde), assolto in primo grado, condannato in appello a 4 anni per falso.

O quello di Francesco Gratteri, ex direttore dello Sco e oggi capo della Direzione centrale anticrimine, assolto in primo grado, condannato in n appello a 4 anni per falso aggravato, con 5 anni di interdizione.

Con loro rischiano lo stop per 5 anni anche molti altri alti funzionari della Polizia di Stato: Gilberto Caldarozzi, ex vicedirettore dello Sco, oggi promosso a direttore dello stesso Servizio centrale operativo, Filippo Ferri, ex capo della squadra mobile della Spezia, oggi capo della squadra mobile di Firenze, Fabio Ciccimarra, ex commissario capo a Napoli, oggi capo della squadra mobile dell’Aquila, Nando Dominici, ex capo della squadra mobile di Genova, Carlo Di Sarro, allora vicecapo della Digos di Genova, oggi dirigente del commissariato di Rapallo, Massimo Mazzoni, allora ispettore capo dello Sco, Renzo Cerchi, allora sovrintendente dello Sco, Davide Di Novi, ispettore superiore dello Sco, Massimiliano Di Bernardini, allora vicequestore della squadra mobile di Roma (oggi riformato dopo un grave incidente in moto). Per loro, assolti in primo grado, la condanna in appello è stata di 3 anni e otto mesi di reclusione per falso, mentre il reato di calunnia si è nel frattempo prescritto.

Cinque anni di condanna e altri 5 di interdizione dai pubblici uffici sono stati comminati a Genova a Vincenzo Canterini, ex comandante del VII Nucleo del I Reparto mobile di Roma, colui che comandava, insomma i “celerini” responsabili delle lesioni.

Quattro anni di pena e 5 di interdizione per i capisquadra del VII nucleo che guidarono gli uomini di Canterini all’interno della scuola: Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone.

Michelangelo Fournier, ex vicequestore aggiunto del VII nucleo, colui che nel processo di primo grado parlò di una “macelleria messicana” e intervenne con un “basta basta” a tentare di fermare il massacro è stato condannato in primo grado a due anni per lesioni gravi, in appello il reato è stato dichiarato prescritto.

Colui che introdusse materialmente le due bottiglie molotov all’interno della scuola, il vicequestore Pietro Troiani è stato condannato in appello a 3 anni e 9 mesi + 5 anni di interdizione per porto di armi da guerra. assolto dalla calunnia perché reo confesso (in realtà inchiodato dal suo autista a cui ordinò di prendere le molotov dall’auto, cioè l’agente Michele Burgio, assolto in appello, e che lasciò la polizia poco dopo il 2001).

Tre anni e otto mesi per falso, sono stati inflitti anche a Massimo Nucera e al suo collega Maurizio Panzieri, che denunciarono un accoltellamento avvenuto all’interno della scuola, ritenuto falso dalla consulenza dei Ris di Parma e dalla corte d’appello di Genova.

Infine 3 anni e otto mesi per Salvatore Gava per falso e un mese a Luigi Fazio per vicende relative alla scuola Pascoli, la scuola dirimpettaia alla Diaz-Pertini, sede del media center del Genoa social forum.