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Economia

Assoporti, l’eredità di Nerli a Merlo. Viceministro Ciaccia: “No accorpamento Autorità Portuali”

Roma. Autonomia finanziaria, valorizzazione delle aree costiere a partire da quella mediterranea all’interno della politica dei trasporti dell’Unione europea, riconoscimento alle Autorità Portuali di un ruolo esteso di promotori di sistemi logistici, connessione “corretta” dei porti con la piattaforma infotelematica per la gestione della rete logistica. Il tutto tenendo ben ferma l’autonomia e il ruolo delle Autorità Portuali.

Queste le linee guida che il Presidente di Assoporti, Francesco Nerli, lascia in eredità alla Associazione dei porti italiani e alla portualità italiana nel suo complesso. Intervenendo all’assemblea odierna che segna il passaggio del testimone a Luigi Merlo(Presidente dell’Autorità Portuale di Genova), chiamato a presiedere Assoporti affiancato da Pasqualino Monti (Presidente dei porti di Roma) nel ruolo di Vice Presidente vicario, Nerli ha denunciato, per l’ennesima volta, l’assenza di un disegno di sviluppo del sistema e di un chiaro piano strategico per la portualità.

A fronte di critiche rivolte alle Autorità Portuali per aver “elaborato pianificazioni sovradimensionate rispetto a scenari futuri credibili” – ha sottolineato Nerli – si dà credito ad indicazioni programmatiche e di priorità frutto di studi di Fondazioni autorevoli, che però hanno il limite della carenza di confronto con gli enti del territorio e in primis le Autorità Portuali”.

Nel denunciare la tendenza ad accreditare disegni astratti, Nerli ha denunciato invece la carenza di fondi per i porti e l’esiguità della quota di 70 milioni all’anno garantita da una autonomia finanziaria marginale. Il Presidente uscente di Assoporti ha ricordato nel cahier de doleance sulla portualità anche il congelamento di tasse e diritti portuali, dal 1993.

Ha quindi focalizzato l’attenzione su tre temi di scottante e rischiosa attualità: da un lato, l’imminente scadenza di molte fra le maggiori concessioni portuali, scadenza che potrebbe postulare – secondo Nerli – una privatizzazione del bene porto, con esclusione dai porti italiani dei grandi operatori internazionali.

Secondo tema quello relativo alla posizione della Ue contraria sempre e comunque al finanziamento pubblico di infrastrutture portuali, finanziamento equiparato agli aiuti di Stato.
Infine le conseguenze del decreto legge sulla spending review, e la recente sentenza del Tar Lazio che equipara i dipendenti delle Autorità Portuali a dipendenti pubblici con il rischio di trasformare le Autorità in mere strutture di amministrazione e di conservazione del bene porto.

Una Cernobbio sull’economia del mare: questo propone il presidente entrante di Assoporti, Luigi Merlo, per convincere tutti i soggetti dell’economia italiana ad affrontare in termini adeguati “un settore strategico-strutturale dell’economia di questo Paese”. Merlo ha lanciato questa proposta nel suo intervento di oggi.

Era presente in sala in rappresentanza del governo il viceministro dei Trasporti, Mario Ciaccia, che, sull’ipotesi di accorpamento delle Autorità Portuali ha smentito seccamente: “Non mi sta passando nemmeno per l’anticamera del cervello. Credo che bisogna riscoprire il ruolo dei porti perché escano fuori dal letargo di vari decenni e possano essere partecipi dello sviluppo e della crescita in una visione di sistema”, ha concluso il viceministro.