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Sanità Day, i medici di famiglia: “Ripensare l’assistenza territoriale, la Regione non sia sorda alle nostre proposte”

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Genova. Oggi è il “Sanità Day”, il giorno della protesta di medici e operatori sanitari per dire no allo smtantellamento del sistema sanitario nazionale attraverso i continui tagli ai finanziamenti. “Il nostro servizio sanitario – dice Andrea Stimamiglio, segretario regionale Fimmg – era stato definito pochi anni fa come il secondo al mondo, in termini di efficienza ma anche di costi. Oggi è però un sistema sottofinanziato di circa il 25% rispetto per esempio a Francia e Germania. Il dubbio è che si stia preparando la grande svolta, cioè il passaggio al privato, ma è un privato che costerà di più sia allo stato sia ai cittadini. Negli Stati Uniti il presidente Obama sta guardando al nostro sistema sanitario cercando di replicarlo, perché allora noi vogliamo scappare da questo modello?”

A protestare sono tutte le categorie e tutte le sigle sindacali, tra loro i medici di famiglia, che hanno presentato in Regione diverse proposte per migliorare il servizio: “Siamo molto realisti e pratici – spiega il segretario Fimmg – sappiamo che le risorse sono poche, gli ospedali chiudono e i cittadini solo lasciati soli. Alla Regione abbiamo fatto proposte che consentono una migliore organizzazione. Per esempio sappiamo tutti che ci sono le liste d’attesa a volte chilometriche per una visita specialistica e abbiamo pensato di creare un numero verde con gli specialisti per i casi più semplici. In questo modo noi medici, con il paziente di fronte, possiamo interrogare uno specialista in tempo reale”.

Un’altra proposta è quella della teleconsulenza: “Le immagini dermatologiche per esempio, possono essere inviate allo specialista che in tempo reale ci dà la risposta. Nel 2010 ho chiesto di avviare un tavolo su questo tema perché terminata la sperimentazionwe gli specialisti ci hanno chiesto che anche se vedevano l’immagine e non il paziente la visita venisse loro riconosciuta. Ma il tavolo è rimasto fermo”.

Ancora, i medici di base chiedono più strumentazione: “Abbiamo chiesto di avere un minimo di strumenti in studio perché se arriva un paziente con il mal di pancia e io ho un ecografo riesco a fare una diagnosi immediata e più efficace”.

Infine i dati: “Noi abbiamo i dati informatizzati ma non esiste nessuna rete. Se creiamo una rete di dati essenziali sui problemi e le terapie croniche del paziente a cui possano accedere gli ospedali, nel momento in cui mandiamo un noastro paziente a fare una visita specialistica, lo specialista può vedere la cartella, e fornirci informaticamente la sua diagnosi”.

Le risposte della Regione però sono state finora tutte negative: “Hanno detto che è troppo complicato creare la rete e troppo costoso fare un numero verde. E’ vero che queste proposte hanno un costo, ma non si tratta di costi elevatissimi e comunque, se vogliamo garantire una certa qualità di risposta bisogna fare degli investimenti. Per questo riproporremo le nostre idee alla Regione”.

I medici di base sono spesso accusati di non lavorare nei prefestivi, e anche su questo hanno fatto una proposta concreta: “Questo problema lo vorremmo risolvere creando gruppi di medici insieme alla guardia medica e ai giovani medici in modo da garantire le h12 e le h24. Però, perché il sistema funzioni, occorre poter mettere in rete i dati dei pazienti, perché se io decido di lavorare un sabato mattina ricevendo i pazienti di 10 medici, se non ho le loro cartelle, non faro certamente un buon servizio. Occorre ripensare a tutta l’assistenza territoriale.”.

A Genova i medici di famiglia guardano con interesse al modello savonese dei centri salute : “Il modello dei centri salute è senz’altro un’ottima soluzione. A Savona sono più organizzati rispetto a noi a Genova. Secondo me alla loro organizzazione manca ancora un ultimo passaggio che è proprio quello di essere in rete, di essere in collegamento con gli specialisti e con gli ospedali per creare un sistema a 360 gradi, ma io sono molto favorevole”.