Sampdoria in Serie A, ultrà genoano confessa: “Ho fatto tutto da solo, non volevo uccidere” - Genova 24
Cronaca

Sampdoria in Serie A, ultrà genoano confessa: “Ho fatto tutto da solo, non volevo uccidere”

questura

Genova. L’ultrà del Genoa che è stato fermato ieri per l’accoltellamento dei tre tifosi sampdoriani ha confessato. “Ho fatto tutto da solo”, ha dichiarato in Questura. Ma è una versione che non convince. Il giovane, di cui non è stato reso noto il nome per evitare il rischio di rappresaglie, avrebbe ricostruito in questi termini i fatti di sabato notte: dopo aver visto il gruppo di tifosi doriani che festeggiavano, gli è “venuta rabbia”, così ha estratto il suo coltello a serramanico e si è avventato sui doriani.

“Il mio assistito ha ammesso le sue responsabilità” si è limitato a dire il suo avvocato, Stefano Sambugaro, secondo il quale il giovane non sarà arrestato perché non esiste il pericolo di fuga. Il 19/ne, che si è presentato in Questura con un borsone pronto a passare la notte in cella, risulta indagato per tentato omicidio e lesioni. Oggi il fascicolo sarà trasferito in procura all’attenzione del sostituto procuratore Massimo Terrile.

“Mi ha dato fastidio il modo in cui festeggiavano quei doriani, ho perso la testa e li ho colpiti. Ero ‘bevuto’, ho fatto tutto da solo. Ma non volevo uccidere nessuno”: è questa la ‘confessione’ completa del tifoso, che ha 19 anni ed è un elettricista disoccupato.

Due dei doriani aggrediti hanno riportato ferite gravi, e per questo nei confronti dell’aggressore è scattata l’accusa di tentato omicidio. Il giovane, residente nella zona della Valbisagno, non è stato arrestato, risulta al momento solo indagato. E’ stato “salvato” da un cavillo burocratico in base al quale, anche in caso di ammissione, nell’immediatezza non è previsto l’arresto se non sussiste il pericolo di fuga. Attualmente è indagato a piede libero.

I reati a lui contestati sono tentato omicidio e lesioni gravissime, ma la sua posizione si potrebbe aggravare e in maniera pesantissima nelle prossime ore. Assistito dagli avvocati Stefano Sambugaro (lo stesso che difende il capo ultrà del Genoa Massimo Leopizzi) e Davide Paltrinieri, il giovane è stato interrogato per quasi tre ore. Poi ha lasciato la questura scortato dagli agenti della Squadra Mobile che lo hanno accompagnato presso la sua abitazione, senza rendere note le sue generalità per evitare il rischio di rappresaglie. Agli inquirenti ha spiegato di essere “pentito e dispiaciuto” del suo comportamento, di aver “esagerato con l’alcol”. Poi ha ribadito di “non aver voluto uccidere nessuno”, anzi, di non essersi neppure accorto della gravità delle ferite inferte. “L’ha saputo – ha spiegato il suo legale – solo dai giornali e dalla televisione”.

Il giovane era convinto che sarebbe stato arrestato, e per questo si è presentato in Questura con un borsone con le cose da portare in carcere. Determinante nella sua decisione di costituirsi è stato l’intervento dei genitori, a cui ieri mattina ha confessato il tutto: “Sono stato io quello che ha ferito i sampdoriani”, ha raccontato a papà e mamma, che hanno avvisato i due legali. Il giovane è un volto noto del tifo rossoblù. Già in passato aveva partecipato a disordini, in particolare quelli verificatisi in occasione di Serbia-Italia nell’ottobre scorso. Per questo era stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. Secondo quanto ricostruito dalla Questura sarebbe da considerare nell’area del gruppo genoano “Ideale Ultras”, che tuttavia si era già dissociato formalmente dal “gesto folle”, esprimendo solidarietà ai tifosi doriani feriti. Il giovane ha detto di aver agito da solo, ma la versione fornita non convince gli investigatori.