In crescita il Cybercrime, Italia preda dell' "attivismo informatico" - Genova 24
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In crescita il Cybercrime, Italia preda dell’ “attivismo informatico”

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Cresce il popolo degli internauti e con lui aumentano i rischi. Nel corso del 2011 il numero complessivo degli attacchi e degli incidenti di sicurezza è aumentato in modo significativo rispetto al passato, rendendo l’anno passato il peggiore di sempre dal punto di vista della Ict Security.

Il trend del 2012, alla luce dei dati raccolti tra gennaio ed aprile, mostra un ulteriore peggioramento della situazione: il Cybercrime è diventato una fiorente industria transnazionale da centinaia di miliardi di dollari, che può colpire potenzialmente tutti coloro che utilizzano Internet, ovvero il 30% della popolazione mondiale. Lo rileva il Rapporto Clusit 2012 sullo stato del Cybercrime in Italia, prodotto da Clusit e dal Security Summit, in corso oggi e domani a Roma. In Italia, a quanto emerge dal rapporto, la parte del leone la fa il cosidetto “hacktivism” o ”attivismo informatico”. Il termine deriva dall’unione di due parole, hacking e activism e indica pratiche dell’azione diretta digitale in stile hacker, un fenomeno emergente.

Nel periodo febbraio 2011-aprile 2012 in Italia sono stati rilevati 127 attacchi dei quali 112, corrispondenti all’88%, di matrice ”hacktivistica”. In solo 15 casi si riscontrano motivazioni diverse, riconducibili al Cybercrime (14 casi) ed al Cyber-Espionage. Dal campione analizzato risulta che oltre il 43% degli obiettivi sono siti governativi e di associazioni di natura politica o di altra natura, mentre il settore dell’istruzione si posiziona al terzo posto. I fenomeni di Cybercrime, invece, riguardano di più i cittadini, tra furti di identità, truffe e stalking on line e i casi di pornografia via internet. In Italia, però, solo il 2% degli utenti Internet avrebbe la piena consapevolezza dei rischi e conoscenze adeguate per proteggersi, mentre il 71%, pur disponendo di una protezione di base, sarebbe comunque privo delle competenze adeguate per difendersi dai rischi di indebito utilizzo della propria identità digitale. Una simile popolazione digitale è facile preda per truffe on line di ogni tipo.

Secondo il Rapporto Clusit 2012, i social network spingono l’utente ad esporre eccessivamente la propria identità digitale, esponendo gli utenti anche a nuove forme di cybercrime quali il Cyber bullismo. Complice anche il crescente utilizzo di dispositivi di accesso mobili che aumenta l’esposizione a minacce quali phishing, installazione di applicazioni non sicure o utilizzo improprio di credenziali. Attacchi che, secondo le stime di alcune aziende del settore, costerebbero agli italiani ogni anno circa 6,7 miliardi di euro di cui 6,1 per il solo valore del tempo perso dalle vittime per rimediare all’accaduto, e 600 milioni in costi diretti, ovvero soldi andati perduti a causa del crimine subito. Secondo il Rapporto, poi, l’ascesa del Cybercrime continuerà anche nel 2012, causando danni diretti e indiretti per centinaia di miliardi di dollari: un’economia parallela all’interno della quale i vari attori si scambiano servizi, comprando e vendendo exploit, malware, accessi a sistemi compromessi, dati personali e finanziari, in una sorta di mercato globale dell’illecito. Principali obiettivi dei cybercriminali, sistemi mobili (smartphone, tablets che nella maggior parte dei casi non dispongono di protezioni anti-malware efficaci), social network e Cloud, complice anche l’elevata diffusione di questi device tra i giovani e giovanissimi.

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