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Il pronto soccorso di Sestri Ponente declassato dalla Regione: diventerà Presidio di Primo Intervento

Regione. Regione. L’ospedale di Sestri Ponente perde il pronto soccorso, che in base alla riclassificazione dell’emergenza regionale, diventerà invece presidio di primo intervento. L’assessore alla salute Claudio Montaldo, nell’applicare la cura dimagrante alla rete ospedaliera ligure, è pronto a declassare insieme al P.S. di Sestri Ponente anche quelli di Albenga, Cairo Montenotte e Bordighera. Mantengono la classificazione di Primo Intervento Ospedaliero le strutture di Pontedecimo e Rapallo.

Sarà a discrezione dell’Asl competente l’organizzazione dei “punti” con copertura giornaliera a 12 oppure 24 ore (maggior risparmio di 300 mila euro nel primo caso rispetto al secondo). Per Sestri Ponnete è prevista quindi la conversione in presidio di primo intervento ospedaliero (PPI). Le strutture PPI grantiranno la risposta agli accessi e la prima stabilizzazione del paziente ad alta complessità per consentire il trasporto dello stesso al pronto soccorso/Dea più appropriato. La riforma del sistema di emergenza passerà in giunta la prossima settimana, e poi in consiglio prima della pausa estiva.

“Le strutture identificate come sede di PPI – precisa l’assessorato regionale alla salute – garantiscono funzioni ospedaliere di base, in rete con le altre strutture dell’azienda di appartenenza, e rappresentano un cardine nei percorsi di integrazione fra assistenza ospedaliera e assistenza distrettuale; costituiscono, nell’ambito territoriale di riferimento, sede privilegiata per i percorsi di riferimento, per la realizzazione dei percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi previsti per la gestione della patologie croniche”.

“Alcune strutture classificate come pronto soccorso non dispongono delle funzioni necessarie e richieste e l’adeguamento di tutte le sedi non è perseguibile per tre ragioni – spiegano dalla Regione – Anzitutto ragioni di tipo clinico, per la vicinanza con un altro pronto soccorso o il basso numero di accessi, con dispersione di risorse umane e tecnologiche. In secondo luogo di tipo organizzativo, considerata la frammentazioni delle sedi. In terzo luogo ragioni finanziarie: le diseconomie legate al mantenimento di molteplici sedi di P.S. con standard elevati, ancorché non del tutto adeguati, non è più tollerabile dal nostro sistema sanitario”.

Una nota critica è arrivata però da Sel: “Non si può lasciare all’azienda la scelta di tenere aperto 24 ore oppure 12 – ha dichiarato Matteo Rossi – deve spettare alla Regione, in particolare vorremmo che fosse il consiglio a pronunciarsi, non certo la Asl”.