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Genova, Italia Nostra dice no a nuove Acquasola: “Fermare i progetti di Valletta Carbonara e Salita della Misericordia

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Genova. Italia Nostra dice ‘no’ a due progetti edilizi che “comprometterebbero in modo irreversibile” il paesaggio cittadino genovese, in due zone di grandissimo pregio storico e urbanistico: Salita della Misericordia, sotto i bastioni dell’Acquasola, e Valletta Carbonara, alle spalle dell’Albergo dei Poveri.

L’occasione per dichiarare la propria contrarietà a questi progetti, e per annunciare iniziative per contrastarli, è la presentazione di oggi a Palazzo Tursi, delle osservazioni al Puc, il Piano Urbanistico Comunale, il più importante strumento di pianificazione della città. I rappresentanti dell’associazione, il presidente Alberto Beniscelli e Andrea Bignone, illustreranno ai consiglieri comunali e al vicesindaco Stefano Bernini il documento di oltre 30 pagine che analizza criticamente il Puc, mettendo in evidenza tutti gli aspetti che a giudizio di Italia Nostra sono migliorabili. La richiesta più forte è quella di consentire una vera partecipazione dei cittadini, e delle associazioni come Italia Nostra, alle scelte che riguardano l’urbanistica, nella convinzione che il territorio e il paesaggio sono beni comuni, perché “un conto è informare i cittadini, un altro è metterli concretamente in condizione di partecipare”.

In Salita della Misericordia, antica creuza che sale da via San Vincenzo ai Bastioni dell’Acquasola, esiste un progetto edilizio ‘monstre’, approvato dal vecchio consiglio comunale: “un silos per parcheggi di sette piani – spiega Italia Nostra – di cui cinque fuori terra, che andrebbe a deturpare irrimediabilmente una zona di pregio storico e artistico, anticamente occupata da grandi giardini di ville nobiliari di cui restano ancora tracce visibili. Siamo contrari ai parcheggi in centro, come già ampiamente dimostrato nella battaglia contro il progetto della vicina Acquasola, stiamo analizzando il dossier di Salita della Misericordia per avere la conferma definitiva che esistano gli estremi per un ricorso contro la delibera del consiglio comunale che dà il via libera al progetto e, in caso positivo, lanciare una sottoscrizione pubblica per sostenerne le spese”.

Valletta Carbonara è una pertinenza dell’Albergo dei Poveri, che si trova immediatamente alle spalle del monumentale edificio seicentesco recentemente restarurato, nato come istituzione di assistenza pubblica e ancor oggi di proprietà di un ente che si occupa di assistenza, l’Istituto Brignole (socio di maggioranza il Comune di Genova): “la disastrosa situazione finanziaria in cui versa oggi l’Istituto Brignole a causa della cattiva gestione, e la conseguente urgenza di reperire denaro per tamponare l’indebitamento, ha indotto i soci a vendere il terreno della Valletta, che ospita sin dall’Ottocento gli orti e le serre comunali, con un vivaio di splendide felci e piante esotiche”. Il progetto prevede di edificare nella valletta, già deturpata in tempi recenti dalla costruzione, ai margini, di un enorme parcheggio, diverse costruzioni. Italia Nostra chiede di riconfermare l’eliminazione dal Puc del relativo Distretto di Trasformazione, a causa dei vincoli normativi e storici esistenti, e di abbandonare definitivamente l’idea di smantellare le attuali serre storiche e di trasferire altrove le felci e le piante esotiche, anche in considerazione del fatto che tale proposta è stata rifiutata sia dal parco di Villa Pallavicini a Pegli che da quello di Nervi.

A proposito di parchi storici genovesi Italia Nostra ribadisce che nel Puc tutti devono essere evidenziati in modo specifico, e annuncia che per i principali (Duchessa di Galliera di Voltri, Villa Pallavicini a Pegli, Villetta Dinegro, Nervi), sta predisponendo un esame della loro situazione e delle loro criticità, che sottoporrà a Sindaco ed assessore competente.

A Genova scelte importanti sono state assunte senza alcuna partecipazione, come nel caso degli Erzelli o discusse in modo scollegato dal procedimento di formazione del Puc, come nel caso della Gronda, di cui è stata sottoposta a dibattito pubblico una sola porzione territoriale senza considerarne la sua collocazione nel sistema infrastrutturale cittadino.

L’approvazione poi da parte del consiglio comunale di un Regolamento per il Dibattito Pubblico fornisce all’amministrazione lo strumento giusto per esercitare una corretta partecipazione. Italia Nostra chiede quindi che gli “strumenti partecipativi siano definiti e specificati all’interno alle stesse procedure del Puc, senza affidarsi a momenti di partecipazione volontaria, in particolare inserendo nelle norme generali una specifica normativa che sottoponga preliminarmente i ‘distretti di trasformazione urbana’ a dibattito pubblico. Inoltre i distretti di trasformazione locale siano preliminarmente sottoposti a percorsi di urbanistica partecipata”.