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Genova, arriva l’afa e il pronto soccorso va in tilt: dieci domande a Montaldo foto

Genova. Basta aggiungere qualche giornata di afa prolungata alla mancata riorganizzazione interna e i pronto soccorso cittadini piombano nell’ennesimo caos. Il quadro della situazione fotografato dalla Uil è inclemente: “E’ sufficiente qualche giornata di caldo o un’epidemia influenzale per gettare nel panico strutture come San Martino e Villa Scassi e soprattutto i cittadini – spiega Lella Trotta, segretario regionale – I lavoratori della sanità non riescono a far fronte all’emergenza che si crea nei Pronto Soccorso a causa della mancata riorganizzazione degli assetti interni e continuano, purtroppo, a subire la rabbia e lo sconcerto dei cittadini che, comprensibilmente, non ne possono più dei disagi subiti e dei tempi di attesa interminabili”.

Registrata l’ennesima giornata di passione e di sospensione del diritto alle cure “a causa di una mancanza di gestione dell’emergenza nelle strutture di pronto soccorso da parte della sanità ligure”, il clima, fa sapere il sindacato, è diventato “pesante e ormai insostenibile”. La cronaca degli ultimi giorni parla chiaro: come la scorsa settimana, la situazione è culminata in aggressione fisica al personale. “Tutto ciò fa preludere a uno stato di agitazione permanente del personale del comparto – commenta Trotta – I lavoratori, dotati invece di grande professionalità, rischiano di diventare il capro espiatorio di una situazione che ha del paradossale”.

Di qui, sulla scia dell’iniziativa del quotidiano La Repubblica, anche la Uil di Genova e della Liguria pone dieci domande all’Assesore Regionale Claudio Montaldo, da cui intende avere al più presto risposte serie e soddisfacenti per la collettività:

Ecco le dieci domande:
1) Perché non esiste un ufficio di raccordo cittadini/asl per le segnalazione per mancate visite domiciliari MMG (medico di famiglia) e quindi un meccanismo sanzionatorio per mancata visita e successivo accesso PS?
2) Perché non esiste un assunzione diretta da parte delle direzioni sanitarie dell’accettazione pazienti e quindi una verifica di “dimissionabilità dei ricoverati”?
3) Perché non si parla di obbligo di connessione tra Direzione Sanitaria San Marino/Galliera/Evangelico/ASL 3 su rete ospedaliera finalizzata alle necessità di ricovero da PS a reparti della rete?
4) Perché non esiste l’obbligo di smistare nei reparti ospedalieri della “rete” i pazienti in sovrannumero, al fine di evitare una permanenza maggiore di 3 o 4 ore nei cosiddetti “open-space” con divieto di soggiorno nei corridoi delle strutture di Pronto Soccorso?
5) Perché non esistono dimissioni ospedaliere con segnalazione immediata al medico di base? (Necessità di ulteriori visite domiciliari MMG con trasmissione immediata E comunicazione comprensiva della lettera di dimissioni e referti basilari e obbligo di feedback con referto del medico di base da allegare alla cartella clinica).
6) Perché non si effettuano un monitoraggio e una revisione delle reali esigenze dei posti letto per acuti-sub-acuti e residenzialità sanitaria, geriatrica e riabilitativa sulla base delle patologie medie di ricovero? (Attualmente l’adeguamento al 4,2 per mille dei posti letto è probabilmente sottodimensionato rispetto all’età media della popolazione ligure oltre alla parcellizzazione dell’offerta sanitaria in troppe piccole strutture).
7) Perché non si riesce a rivedere il PS sulle esigenze del bacino di utenza e quindi ad effettuare una riduzione necessaria delle strutture di pronto soccorso e la rimodulazione della sua tipologia? (La struttura architettonica di tutti gli ospedali liguri non regge l’impatto della domanda)
8) Perché non si effettua una verifica continua dei tempi di attesa e di diagnostica per i ricoverati?
9) Perché non si procede a una creazione di “ambulatori veloci” sul territorio, senza prenotazione ma con tempi d’attesa sulla base della giornata, con orari dalle 8 alle 20, per eliminare il fenomeno dei codici bianchi in ospedale?
10) I tagli alla spesa sanitaria hanno colpito pesantemente gli accessi alle strutture riabilitative, residenzialità sanitaria e geriatrica. Il problema maggiore è dato proprio dalle difficoltà di organizzazione delle famiglie di fronte a nuove o impreviste non autosufficienze o bisogno di assistenza sanitaria o infermieristica anche temporanee. Perché non si rivedono i numeri attualmente disponibili nelle strutture accreditate?