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Genoa-Siena, ultrà rossoblù chiedono scusa alla città e ai tifosi: “Impulso nato sul momento”

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Genova. Dispiaciuti per quanto successo, non solo per la città e per i tifosi ma anche “per chi si è fatto male e per la squadra del Genoa”. Sono le dichiarazioni spontanee rese di fronte al gip gli ultrà genoani colpiti da misura cautelare per i fatti di Genoa-Siena del 22 aprile.

Davanti al gip Nadia Magrini i 9 hanno sostenuto di aver agito in funzione di “un impulso nato sul momento” per protestare contro i giocatori che non onoravano la maglia del Genoa. “Non pensavamo che ne potesse derivare una situazione del genere”, poi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Sette di loro sono agli arresti domiciliari, mentre gli altri due hanno l’obbligo di dimora e il divieto di uscire di casa dalle 20 alle 7.

Per tutti gli indagati i difensori hanno chiesto la revoca della misura cautelare o la sostituzione con una misura piu’ attenuata anche per motivi di lavoro. Sulla richiesta, il pm Biagio Mazzeo avra’ due giorni di tempo per esprimere il suo parere mentre il gip deciderà entro cinque giorni.

Le accuse, a vario titolo, sono violenza privata per aver imposto ai giocatori di togliersi le maglie, violazione delle norme sulla sicurezza negli stadi, lesioni e minacce nei confronti di alcuni steward. Ieri un altro tifoso, che ha l’obbligo di dimora, era stato a sua volta sottoposto a interrogatorio di garanzia davanti al gip.

Nell’inchiesta del pm Mazzeo sono un centinaio i tifosi rossoblu’ iscritti sul registro degli indagati, mentre sono 120 i divieti di accedere a manifestazioni sportive (daspo) firmati
dal questore e notificati.