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Centrale del latte, fumata nera: Lactalis conferma il piano industriale, Genova verso la chiusura

Genova. I timori più profondi sono stati confermati: la direzione risorse umane di Lactalis Parmalat è al momento ferma sui suoi passi, e stamani, nell’incontro avvenuto a Genova alla presenza dell’assessore comunale Francesco Oddone e dei sindacati, il piano industriale era lo stesso presentato venerdì scorso a Roma. Nel futuro della multinazionale, lo stabiliment di Genova, e così Pavia e Como, sono destinati alla chiusura.

“Abbiamo incontrato questa mattina la direzione di risorse umane di Lactalis Parmalat che ci ha presentato il piano industriale già esposto venerdì scorso a Roma: è stata confermata la chiusura del Centrale del Latte di Genova”, spiega Oddone.

La partita, trattandosi di un colosso mondiale, non è semplice. Il Comune di Genova può far pesare il proprio ruolo “cercando alternative alla situazione, in prima battuta – sottolinea l’assessore allo Sviluppo Economico – in primo luogo schierandosi in maniera inequivoca a fianco di lavoratori e sindacati”.

Quanto alla possibilità di un ripensamento, anche considerate le ricadute occupazionali su tutti il territorio nazionale, Oddone è cauto: “Per quel che ci riguarda abbiamo già iniziato un proficuo confronto con i sindacati, presenti su mio invito anche stamani, non so se ci sarà la possibilità di far tornare sui propri passi la società, noi faremo di tutto affinché recedano da questi proprositi negativi, in particolare per Genova, la città più importante tra quelle a rischio chiusura”.

I sindacati – rendono noto – “in maniera unitaria rigettano tale decisione e durante l’incontro hanno chiesto alla Direzione di riconsiderare il disegno che prevede il disimpegno totale della Parmalat a Genova e la relativa chiusura della centrale del latte”. Le rappresentanze hanno inoltre richiesto la costituzione di un tavolo sindacale territoriale “che veda la partecipazione attiva di sindacati, istituzioni, Comune e Regione, affinché questa realtà storica industriale presente sul nostro territorio da quasi ottant’anni possa continuare a esistere attraverso opportuni investimenti ed integrazioni tesi a rilanciare un sito produttivo che rappresenta un’opportunità di crescita e sviluppo della città”.

L’azienda secondo i rappresentanti dei lavoratori “contravvenendo agli impegni presi con le istituzioni e le parti sociali genovesi e dopo anni di sacrifici dei lavoratori e nessun investimento sul sito genovese, scarica ora sui dipendenti e sulla città gli errori e l’incuria del proprio management. E’ per questo – spiegano ancora – che abbiamo chiesto all’azienda di recedere dalla decisione di chiusura e di partecipare a un confronto con tutte la parti in causa per rilanciare il sito genovese”.

La Giunta regionale, per bocca degli assessori Vesco e Guccinelli è pronta a collaborare con i sindacati e con il Comune di Genova “per scongiurare il rischio chiusura di uno stabilimento che funziona in modo efficiente e che a Genova rappresenta una storica realtà produttiva e il futuro occupazionale di molti lavoratori”.

Inoltre Matteo Rossi, capogruppo Sel in Regione, ha presentato oggi un ordine del giorno, che verrà votato domani in Consiglio, per impegnare “il Presidente della Giunta a mobilitarsi per salvare la storica Centrale del Latte di Fegino”.

“Genova – ha dichiarato Matteo Rossi – non può continuare a perdere pezzi d’industria e assistere inerme al crescere della disoccupazione. La situazione sociale è ormai oltre il livello di guardia. Le istituzioni devono impegnarsi per il rilancio e lo sviluppo della Centrale del Latte, mettendo in campo l’ipotesi di un polo agroalimentare ligure. Dobbiamo assolutamente salvaguardare gli attuali livelli occupazionali”.

Oggi nella Centrale operano 63 dipendenti diretti ma con l’indotto (produttori, cooperativa di raccolta latte e appalti) si calcola che la chiusura eliminerebbe circa 150 posti di lavoro.