Cassazione Diaz, lunedì il processo, cambio in extremis al vertice del collegio giudicante - Genova 24
Cronaca

Cassazione Diaz, lunedì il processo, cambio in extremis al vertice del collegio giudicante

Diaz 4960

Genova. Le motivazioni non sono note ma desta senza dubbio una certa sopresa che, a meno di una settimana dall’inizio del processo di Cassazione per il fatti relativi alla scuola Diaz, vi sia un cambio al vertice del collegio giudicante.

Aldo Grassi, presidente della quinta sezione della Corte di Cassazione che dovrà giudicare 25 tra poliziotti e funzionari, condannati in secondo grado dalla Corte di appello di Genova, è stato sostituito da Giuliana Ferrua, magistrato torinese e sorella di Paolo Ferrua, docente di procedura penale proprio all’ateneo genovese.

Il collegio che si occuperà del caso è composto da 5 giudici. Oltre alla presidente Ferrua, ci sono due giudici che alcuni mesi fa hanno deciso (insieme all’ex presidente Aldo Grassi) il processo Marcello Dell’Utri: si tratta dei magistrati Stefano Palla e Gerardo Sabeone. Gli altri due consiglieri sono Piero Savani e Paolo Antonio Bruno.

Lunedì 11 giugno il processo si aprirà con la relazione del giudice. Martedì 12 giugno a parlare sarà il procuratore generale Pietro Gaeta. Le giornate di mercoledì, giovedì e venerdì saranno invece dedicate alle discussioni degli avvocati di parte civile e dei difensori degli imputati. Venerdì 15 giugno in serata, o forse in nottata, sarà emessa la sentenza.

Le motivazioni della sostituzione restano al momento un mistero: “Non lo sapevo – dice Giorgio Zunino, difensore di Pietro Troiani – ma la notizia non mi pare sia così stupefacente e non penso che questo rappresenti un problema per nessuno. Diverso sarebbe stato se a una settimana dall’inizio delle udienze fossero cambiati i relatori, che sono i giudici che in questa fase, hanno studiato il processo in maniera più approfondita per illustrarlo ai colleghi, ma non è questo il caso.”

Tra le questioni preliminari che potrebbero pesare sul processo c’è la recente sentenza della Cedu, che è stata utilizzata dai difensori dei funzionari di polizia assolti in primo grado ma condannati in appello per chiedere l’annullamento della sentenza.

Altra questione, che tocca ancora una volta i funzionari sarebbe una contraddizione nella senteza tra il dispositivo e le motivazioni: “Secondo i legali dei funzionari condannati – spiega Emanuele Tambuscio, avvocato di alcune delle parti civili del processo – nel dispositivo letto in udienza i loro assistiti risulterebbero assolti dal reato di calunnia, mentre nelle motivazioni la Corte di appello ha dichiarato il reato prescritto con conseguente condanna dei poliziotti al risarcimento dei danni”.

“Secondo noi – dice Tambuscio – si è trattato di un semplice errore materiale facilmente rimediabile con una correzione mentre secondo i legali dei poliziotti in caso di conflitto prevale ciò che sta scritto nel dispositivo. In ogni caso essendo l’argomento controverso ne chiedono l’esame da parte delle sezioni unite della Cassazione”.

“La questione non riguarda direttamente il mio assistito, che in appello dal reato di calunnia è stato assolto senza nessun tipo di contrasto, ma è evidente che in caso di conflitto prevalga il dispositivo” dice Zunino.

Se venisse accolta la richiesta dei legali dei funzionari la conseguenza sarebbe più che ovvia: un ulteriore allungamento dei tempi del processo e la certezza della  prescrizione per tutti i reati.