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Cassazione Diaz, il pg Gaeta chiede il rigetto di due dei ricorsi presentati dai legali dei poliziotti: domattina le sue conclusioni

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Roma. E’ cominciata questa mattina la prima udienza del terzo capitolo del processo Diaz, di fronte alla quinta sezione della Corte di Cassazione di Roma, presieduta da Giuliana Ferrua.

Dopo la relazione da parte dei giudici, la presidente ha preso la parola per smentire le notizie uscite in questi giorni sugli organi di stampa secondo le quali il cambio alla presidenza del collegio giudicante sarebbe stato un evento improvviso: “Ho ricevuto l’incarico agli inizi di aprile – ha spiegato la presidente – quindi voglio tranquillizzare i presenti: ho avuto tutto il tempo di studiare il processo”.

Nel pomeriggio sono cominciate le conclusioni del procuratore generale in Cassazione Pietro Gaeta. Il pg, che ha parlato per circa 1 ora e 30, ha analizzato alcune questioni preliminari.

Anzittutto, Gaeta ha preso in esame il ricorso presentato dalla Procura di Genova che in sostanza chiedeva, in base alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo di configurare anche nel nostro ordinamento come tortura le violenze alla scuola Diaz, rendendo in questo modo il reato imprescrivibile. La competenza, secondo il pubblico ministero Enrico Zucca, sarebbe spettata alla Corte costituzionale. Per il pg Gaeta, invece, la Corte costituzionale non può introdurre in ogni caso una norma che allunghi il tempo di prescrizione di un reato. Per il pg, in pratica, il reato di tortura non può essere introdotto nel nostro ordinamento (che non lo prevede) per via giudiziaria, ma solo tramite una legge.

Il pg poi ha analizzato il ricorso degli avvocati di alcuni funzionari imputati che chiedevano l’annullamento del processo in base a una recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Il pg, tuttavia, ha spiegato come il caso affrontato da Strasburgo ”sia diverso da quanto avvenuto in questa vicenda che si basa su molte fonti di prova, mentre il verdetto ‘europeo’ si riferisce ad un processo dove l’unica fonte di prova era un solo teste”. Posizione condicisa dagli avvocati di parte civile.

Infine Gaeta ha esaminato un ulteriore motivo di ricorso presentato dai legali dei 13 funzionari che firmarono il verbale di arresto per i 90 ragazzi della Diaz, firma per la quale sono stati condannati in secondo grado per falso e calunnia (reato quest’ultimo caduto nel frattempo in prescrizione). Secondo i legali, ci sarebbe stato un contrasto tra il dispositivo, che non avrebbe previsto la condanna per calunnia e le motivazioni della sentenza, dove invece la calunnia veniva dichiarata prescritta. Anche in questo caso, il pg ha dato ragione agli avvocati di parte civile: Gaeta ha infatti spiegato che nel dispositivo c’è la condanna dei funzionari alle “disposizioni civili previste per il reato di calunnia”, per cui non esiste nessun contrasto e anche quel ricorso deve essere, a suo avviso, rigettato dalla Corte.

Domani, il procuratore generale terminerà le sue conclusioni, esaminando nel dettaglio i ricorsi dei 25 imputati, e deciderà se chiedere o meno la conferma della condanna di appello per ciascuno.

Poi sarà la volta degli avvocati di parte civile, che proseguiranno anche nella giornata di mercoledì, seguiti dalle conclusioni dell’avvocatura dello Stato che rappresenta il ministero dell’Interno. Le udienze di giovedì e venerdì saranno dedicate alle conclusioni dei difensori dei poliziotti e nella serata di venerdì la Corte emetterà la sentenza.