Accademia Ligustica, una tavola rotonda per decidere il futuro. Il consigliere Pellerano: "I fondi non bastano" - Genova 24

Accademia Ligustica, una tavola rotonda per decidere il futuro. Il consigliere Pellerano: “I fondi non bastano”

lorenzo pellerano

Genova. Il futuro dell’Accademia Ligustica di Belle arti di Genova verrà discusso venerdì 15 giugno alle 18, nel corso di una tavola rotonda organizzata dal consigliere regionale della Lista Biasotti, Lorenzo Pellerano.

Parteciperanno all’incontro Raimondo Sirotti, presidente dell’Accademia Ligustica, Osvaldo Devoto, direttore Accademia Ligustica, Angelo Berlangieri, assessore alla Cultura Regione Liguria e Carla Sibilla, assessore alla Cultura Comune di Genova.
“L’iniziativa – spiega Pellerano – sarà l’occasione per portare all’attenzione dei genovesi il grande patrimonio formativo e artistico dell’Accademia e nel contempo per lanciare l’allarme sul rischio che questa istituzione, con oltre 250 anni di storia alle spalle, per mancanza di fondi, oggi chiuda i battenti”.

Pellerano negli ultimi mesi ha presentato un’interrogazione in consiglio regionale e due ordini del giorno per impegnare la Regione ad avviare, di concerto con Comune e Provincia di Genova, il processo di statizzazione dell’ Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.

“L’Accademia Ligustica di Genova e quella di Perugia – spiega Pellerano – sono le uniche in Italia a essere finanziate in modo esclusivo da Regione, Provincia e Comune e quindi non dallo Stato. A oggi i fondi erogati dagli enti locali non bastano a garantire il regolare svolgimento della didattica. Basti ricordare che l’Accademia, per poter pagare gli stipendi di maggio ai propri docenti, quest’anno si è trovata costretta a mettere in vendita alcune tele del proprio Museo, poi acquistate dalla Fondazione Carige. Ritengo che Regione, Provincia e Comune, anche in un periodo di ristretezze di bilancio, possano trovare un percorso condiviso per la valorizzazione di questa storica istituzione che ogni anno sforna giovani artisti molto richiesti, per esempio, dai teatri di tutta Europa per le sceneggiature, da imprese private per le decorazioni dei palazzi di pregio e per la progettazione artistica attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie per la grafica design.
Dalla tavola rotonda auspico che possa uscire rafforzato il coinvolgimento delle istituzioni locali nel rilancio dell’Accademia e l’occasione per il neoassessore del Comune Sibilla per conoscere da vicino le problematiche e le potenzialità di questa istituzione”.

Fondata nel 1751, l’Accademia Ligustica di Genova è l’unico Istituto di Alta formazione artistica di preparazione nel campo delle arti figurative in Liguria. Gli studenti sono 413: 320 frequentano corsi tradizionali (di cui 21 stranieri), 60 i corsi liberi e 33 i corsi singoli.

I corsi triennali e biennali (decorazione, pittura, scenografia, progettazione artistica per l’impresa, scultura e grafica d’arte) formano professionalità richieste soprattutto in ambito teatrale, del restauro e della grafica.

Con la riforma seguita alla legge 508/1999, l’Accademia ha avviato un processo si profondo ammodernamento e ha adeguato l’offerta formativa ai livelli richiesti dal ministero per l’autorizzazione al rilascio dei titoli legalmente riconosciuti. L’Accademia ha tutti i requisiti che la rendono un’istituzione assimilabile all’organizzazione di un’Accademia di Stato. La legge 508/1999 prevede la possibilità di una graduale statizzazione delle accademie storiche legalmente riconosciute. A oggi le uniche Regioni che non hanno un’accademia statale sono la Liguria e l’Umbria, sui cui territori operano accademie sostenute dagli enti locali e quindi non godono di un sostegno da parte dello stato.

L’Accademia di Genova ha usufruito negli anni, al pari delle altre accademie storiche, di un contributo statale. I problemi sono iniziati nel 2008 quando lo Stato ha deciso di abrogare il contributo annuo di 300mila euro che ne garantiva il funzionamento. L’attuazione della legge 508/1999, attraverso la graduale statizzazione, consentirebbe la sopravvivenza dell’Accademia, senza maggiori oneri per lo Stato, anche attraverso la mobilità di personale di accademie statali.