Cronaca

In Senato minirivoluzione per i parasubordinati, a Genova precari in piazza: “Basta bugie e promesse”

Genova. Nel giorno degli emendamenti al disegno di legge della riforma del mercato del lavoro, presentati oggi in commissione in Senato, con importanti novità per i subordinati d’Italia, a Genova i precari scendono in piazza, in parallelo con le altre città italiane.

“La precarietà di oggi è quella di ieri, nel senso che con la nuova riforma del lavoro poco o nulla cambia per i lavoratori precari – dichiara Fabio Allegretti segretario generale NIDIL CGIL Genova – Erano tante le aspettative, il governo ha detto che voleva tagliare tante forme di precarietà, a oggi non ne ha levate neanche una. Visto che il Governo dice che vuole ascoltare il parere dei cittadini, noi oggi vogliamo ricordargli che forse si sono dimenticati di ascoltare il nostro.

Nella provincia di Genova, nel 2011 sono stati accesi più 157 mila contratti. A far la parte del leone sono stati invece i contratti di lavoro precario: primo fra tutti quelli a scopo di somministrazione con 27.678 movimenti di cui ben 13.209 prorogati con la stessa forma di contratto e solo 338 trasformati in altra tipologia contrattuale. Anche il lavoro intermittente è una forma di assunzione molto praticata: 14.171 sono state le assunzioni, ma solo 1.368 le proroghe e 365 le trasformazioni.

“Il contratto che dovrebbe essere principale, quello indeterminato – continua Allegretti – oggi ha un rapporto 6 a 1: di 6 solo 1 è a tempo indeterminato, per il resto c’è solo l’imbarazzo della scelta tra le 46 forme di lavoro ancora oggi disponibili per le imprese”.

Presenti anche diverse categorie di lavoratori sul territorio, come Patrizia De Marco, biologa che lavoro come precaria al Gaslini: “Sono precaria da 19 anni, ora al Gaslini e prima all’Università. Noi chiediamo che la condizione di precarietà diventi una rarità nel settore della ricerca, visto che siamo persone che hanno studiato anni per una professione altamente qualificata e utile per la società e per il mondo sanitario ed è giusto che il frutto dei nostri sacrifici siano riconosciuti. Al Gaslini sono circa un centinaio i precari che lavorano sia nell’assistenza che nella ricerca, con contratti a scadenza di quasi un anno che vengono più o meno rinnovati. Stiamo aspettando la risposta della Regione, che intervenga con finanziamenti”.

Al presidio di Piazza De Ferrari anche Cristina Cazzulo, consulente informatica: “La mia è una tipica attività che è diventata molto precaria. Mentre prima in azienda c’erano grossi sistemi d’eleborazione dati ora invece si possono fare ovunque, anche a casa, quindi le ditte tendono a chiedere il prodotto finito, prendendo solo delle consulenze, senza assumere. Io faccio questo lavoro dal 2000, prima lavoravo come dipendente ma poi, per la crisi, la ditta ha chiuso”.

Capitolo a parte è rappresentato dall’apprendistato e dai tirocini: nel primo caso su 5.705 assunzioni, solo 870 sono state le trasformazioni a tempo indeterminato, nel secondo caso i tirocini sono stati 4.054 con 19 trasformazioni.
Nella pubblica amministrazione i precari assunti a tempo determinato sono stati 4.989, di questi solo 110 hanno ottenuto una qualche continuità.

“Oggi sappiamo che in Italia c’è il 35% disoccupazione giovanile, e chi lavora lo fa con un contratto precario – dichiara Elena Bruzzese, responsabile politiche giovanili Camera del Lavoro di Genova – Il problema dei tirocini è stato denunciato dalla Cgil con lo slogan “Non più stage truffa” perché c’è un abuso di stage che sono tutto tranne che forme di lavoro. Sono utilizzati spesso come lavoratori subordinati gratuiti mentre noi vogliamo che queste forme di contratto si limitino solo al periodo universitario e siano davvero formativi”.

Nell’ultimo triennio mentre diminuisce la percentuale dei contratti di lavoro a tempo indeterminato, aumentano in modo significativo alcune tipologie di lavoro precario, in particolare il lavoro intermittente che passa da 2.086 nel 2008 a 14.171 nel 2011, quello in somministrazione che passa da 19.971 nel 2008 a 27.678 nel 2011 e quello a tempo determinato che passa da 32.904 a 50.582. Anche l’unica tipologia contrattuale uscita dalla porta e rientrata dalla finestra (in un primo momento era sparita dal testo della riforma, ora è ricomparsa) ossia l’associazione in partecipazione ha contato 569 movimenti di cui solo 17 hanno avuto una qualche continuità.

Con gli emendamenti dei relatori Tiziano Treu (Pd) e Maurizio Castro (Pdl) si prevede, tra gli altri, l’introduzione di un salario base per i lavoratori co.co.pro. Altra grossa novità: si rafforza l’attuale una tantum in caso di perdita del posto di lavoro. Terzo emendamento: le partite Iva,saranno considerate vere solo con un reddito annuo lordo di almeno 18 mila euro. Inoltre la durata del primo contratto a termine, senza clausola, sale da sei mesi a un anno. Infine i lavoratori potrebbero presto partecipare agli utili e al capitale delle imprese, ed essere anche componenti dei Consigli di sorveglianza, come avviene oggi in Germania.