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Immigrazione, nella ricerca della Provincia di Genova anche la sessualità tra i giovani latinoamericani

Genova. Una crescita costante e molto significativa: è quella della popolazione straniera a Genova, dove dal 2002 al 2011 le persone immigrate soggiornanti sono passate da 23.083 a 65.589 (il 184% in più) e nelle scuole dal 2002-2003 al 2010-2011 la alunni e studenti stranieri sono saliti dal 5,5% al 11%, con un incremento del 106%. Sono dati del settimo rapporto sull’immigrazione a Genova promosso dalla Provincia, realizzato dal Centro Studi Medì e pubblicato da Il Melangolo che sarà presentato venerdì 25 maggio alle 10.15 nella sala
del Consiglio Provinciale a Palazzo Doria Spinola (largo Eros Lanfranco 1).

Introdurranno per la Provincia Rita Falaschi, responsabile dell’ufficio pari opportunità e Andrea T. Torre che dirige il centro Medì Migrazioni nel Mediterraneo e ha curato il rapporto con il sociologo Maurizio Ambrosini. Tra gli approfondimenti sul fenomeno dell’immigrazione straniera a Genova e i relativi mutamenti demografici, economici e sociali, il volume presenta anche una ricerca sull’interpretazione e le percezioni della sessualità tra i giovani latino americani, collegata alla costruzione dei ruoli di genere e dell’identità, alle influenze che il percorso migratorio esercita su quello delle loro vite.

Le due ricercatrici che hanno condotto lo studio (Francesca Lagomarsino e Chiara Pagnotta) si interrogano anche sull’aumento delle giovani latinoamericane che si rivolgono ai consultori genovesi della Asl per analizzare, nella prospettiva più ampia della sessualità narrata e descritta da ragazzi e ragazze intervistati attraverso specifici focus group (che hanno coinvolto anche operatori, esperti e alcuni genitori) i temi delle gravidanze precoci e delle interruzioni volontarie di gravidanza. In Italia l’incidenza degli aborti legali dal 1982, anno di entrata in vigore della 194, al 2010 (dati del Ministero della Salute) si è ridotta del 50,9%, ma il calo riguarda soprattutto le donne italiane, mentre è aumentato (anche in conseguenza del loro aumento demografico) fra le donne straniere residenti in Italia: nel 2009 sono state il 33,9% dei casi di interruzione volontaria di gravidanza.

E sempre secondo i dati del Ministero della Salute (2011) il numero di interruzioni, rispetto alle adolescenti italiane, è quadruplo in quelle straniere. In Liguria (dati della Regione) le interruzioni volontarie di gravidanza in
trent’anni sono diminuite del 60%, tuttavia il tasso di aborti rispetto al totale degli abitanti nella fascia 15-17 anni è il più alto in Italia (7,7 per mille) e nella fascia 15-19 è il secondo (10,7 per mille) dopo la Sicilia. In Liguria la percentuale di interruzioni di gravidanza che riguarda donne e ragazze straniere (molte ecuadoriane e
peruviane) sul totale del 2009 è stata del 39,5%. Fra le altre cose la comparazione dei metodi di contraccezione nello studio evidenzia anche che pillola, spirale, dispositivi-barriera sono molto meno diffuse in
America Latina dove viene invece utilizzata più frequentemente l’iniezione ormonale e i dati dicono che in tutto il continente, nord e sudamericano, è diffusa come metodo anticoncezionale la sterilizzazione, rarissima in Europa.

Quindi anche differenze di pratiche e accessibilità tra contesti diversi, difficoltà di informazioni sui servizi nei paesi di arrivo e differenti modelli culturali da quelli di origine possono influire, insieme a molti altri fattori, sulla concezione e il vissuto individuale e sulle scelte di una sessualità consapevole. Altre informazioni sul rapporto (che approfondisce e attualizza anche il fenomeno dei “visibilmente invisibili” venditori ambulanti di fiori magrebini a Genova, al Centro Studi Medì contattando il 3487426303 o l’e-mail: medi@fastwebnet.it  –
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