Cronaca

Genova, gambizzato l’ad di Ansaldo Nucleare: trovata moto sospetta, non si esclude la pista terroristica

Genova. Una Tokarev, in uso alle forze armate dei Paesi dell’ Est con calibro 7.62 è questa l’arma utilizzata questa mattina poco dopo le 9 contro l’amministratore delegato di Ansaldo Energia, Roberto Adinolfi, gambizzato poco dopo il portone di casa in via Montello.

Il calibro dei proiettili utilizzati, di cui tre saparati e uno finito sotto il ginocchio di Adinolfi, sono un elemento essenziale per le indagini degli inquirenti per stabilire analogie specifiche con altri attentati di matrice sovversiva compiuti negli anni. La Procura di Genova non esclude la pista terroristica come detto dal procuratore capo, Michele Di Lecce. “Ma teniamo aperte anche altre ipotesi. Al momento non abbiamo l’individuazione di una possibile matrice, e non abbiamo alcuna rivendicazione”. Possibile una conferenza stampa oggi pomeriggio proprio in Procura. Secondo fonti della sicurezza, secondo cui quello di Genova e’ un gesto “altamente simbolico”, la tecnica dell’agguato è quella delle Brigate rosse. “Uno dei primi attentati delle Br fu proprio all’Ansaldo negli anni ’70 – spiegano le fonti – oggi e’ come se avessero voluto dire ‘ricominciamo come 40 anni fa’”. Le fonti escludono, sempre secondo quanto si è appreso, che dietro l’agguato ad Adinolfi ci sia un’organizzazione strutturata come quella delle Brigate rosse degli anni di piombo.

Inoltre dalle ultime indiscrezioni sembra essere stata individuata in via Sauli, una zona centrale di Genova, una moto sospetta. Gli inquirenti non escludono possa trattarsi di quella utilizzata nell’attentato ad Adinolfi. La moto sospetta e’ una ‘XMax’ della Yamaha di colore nero immatricolata nel 2010. E’ stata trovata nei pressi del liceo Cassini, sede di tre seggi elettorali. Era parcheggiata assieme ad altre moto vicino ai cassonetti
dell’immondizia. La zona e’ stata chiusa al traffico. Sono in corso accertamenti.

Adinolfi ha raccontato ai carabinieri di essere sceso come ogni mattina, di aver superato a piedi “due tipi strani” fermi su una moto con il casco integrale. I due lo hanno superato, uno è sceso e ha sparato. Poi sono fuggiti. Il manager in quel momento era solo, il figlio non era con lui. A soccorrerlo è stato il portinaio di via Montello, Salvatore Sannino, che ha chiamato l’ambulanza.

Chi ha sparato secondo gli investigatori non voleva ucciderlo ma ferirlo esattamente come è poi avvenuto. Ai carabinieri, secondo quanto si apprende, Adinolfi avrebbe anche detto di non essere in grado di fornire elementi utili per identificare il killer e il suo accompagnatore: oltre che coperti dai caschi integrali, infatti, i due non hanno pronunciato parole, neanche per richiamare l’attenzione del manager. Anche per quanto riguarda il movente – al momento non è arrivata alcuna rivendicazione – Adinolfi non sarebbe stato in grado di fornire elementi utili: “non ho idea” avrebbe detto ai carabinieri che lo hanno sentito informalmente.

Intanto continuano le dichiarazioni di ferma condanna e solidarietà da tutto il mondo politico e industriale. Il sindaco Marta Vincenzi e l’amministrazione comunale, nel condannare con “la massima fermezza il fatto avvenuto e ogni forma di violenza, esprimono la loro più profonda solidarietà e vicinanza a Roberto Adinolfi. “E’ stata colpita una persona che rappresenta le capacità e l’eccellenza dell’impresa e del lavoro di Genova. In attesa di ulteriori elementi che possano fare luce su questo gravissimo episodio si fa appello ai lavoratori, ai cittadini ed a tutte le istituzioni pubbliche e forze politiche e sociali della città affinché si presti la massima attenzione e si manifesti la più ferma coesione di fronte a un episodio di tale violenza”.

“Solidarietà e preoccupazione. Memori dei tempi bui, oggi come allora istituzioni e politica in campo”. Lo scrive il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, su Twitter, commentando l’attentato all’ Ad di Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi

“Un episodio gravissimo da condannare con forza, che riporta alla mente un passato che non deve ripetersi mai piu'”, ha detto il presidente della
Provincia di Genova Alessandro Repetto. “Esprimo la mia piu’ grande vicinanza al
dirigente cosi’ vilmente colpito, e la mia solidarieta’ alla sua famiglia – ha dichiarato Repetto -. Mi auguro che i responsabili di questo gesto siano presto individuati e assicurati alla giustizia. Fatti violenti come questi sono inaccettabili e non vanno sottovalutati”.